Nel posto sbagliato al momento sbagliato
Seduto in quel caffè, quello della canzone voglio dire, il caffè che sta in fondo alla via Emilia, mi sorbisco una lite tra due fidanzati. Fastidiosetti, ma riesco lo stesso a sfogliare il mio libro: “Parente di Vasco”, di Massimiliano Parente. Il giochino tra parente nome comune e Parente nome proprio mi incuriosisce. I fidanzati si stanno prendendo a male parole e mica fanno caso a me. D’altra parte, nessuno fa più caso se intorno c’è uno che legge. Non mollo. Parente dice di voler rapire Vasco e portarselo sul divano di casa. Perché il protagonista è lui, lo scrittore, e il continuo riferimento ai propri libri ti fa venire una specie di corto circuito in testa. Sta a vedere che questo ci pensa veramente, a rapire Vasco. Il tipo ne sarebbe pure capace: è un po’ strano, lo scrittore. Bene, i particolari ci sono tutti e sono i classici indizi di chi ha studiato veramente il colpo: c’è Willy Marano, il bodyguard; c’è Christian Tipaldi, il fotografo, e c’è pure il Bibap di Zocca, dove Vasco va a giocare a carte alle cinque del pomeriggio. Vacca d’un cane, mi dico, sta a vedere che questo qua si sta denunciando al mondo. Do un’occhiata ai fidanzati -ora nella fase del silenzio- e riesco a godermi il finale della storia. Niente, nel libro Parente arriva e rapisce Vasco, solo che non è Vasco, ma è uno che canta in una cover band e la storia si sgonfia lì. Il sosia è un poveraccio che s’è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato e che s’è caricato sulle spalle tutta la follia del mondo. Allora mi viene in mente il ragazzino che è stato schedato come un criminale su un autobus di Seta. E mentre la fidanzata mi strappa il libro dalle mani e ci picchia il fidanzato, penso che l’unico modo per non aver problemi è nascere fortunato. —
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