Nella villetta dei Casalesi vivranno alcuni finanzieri
L’appartamento di via Agnini era stato confiscato a Epaminonda Noviello L’Agenzia lo assegna alle Fiamme Gialle. Gargano: «Un’operazione sociale»
CASTELFRANCO. Era l’abitazione di un sodale del clan dei Casalesi, finito in una vasta operazione di sequestri nel 2011, tramutati in confisca dei beni nel 2013. Presto diventerà invece un alloggio per i militari della Guardia di Finanza. Una riappropriazione simbolica dello stabile di via Agnini, appartenuto a Epaminonda Noviello, che dopo un lungo iter è stato affidato alle Fiamme Gialle. Il decreto di destinazione era stato firmato nel gennaio 2017, dal direttore dell’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata. Nei giorni scorsi il Demanio ha notificato l’assegnazione al comandante della Finanza, il colonnello Adriano d’Elia.
La casa confiscata
L’unità immobiliare è disposta su tre livelli di un edificio condominiale a schiera in via Agnini. Lì davanti si era fermato anche il tour, organizzato dal presidio Libera Mancini-Vassallo, in occasione di un incontro di sensibilizzazione.
«Stiamo prendendo insieme coscienza di quanto la mafia sia presente e radicata in regione e anche nella nostra città - hanno spiegato Pierfrancesco, Margherita, Giulia e Paolo, attivisti di Libera - In Emilia Romagna abbiamo circa 300 beni confiscati ma solo 38 sono riutilizzati. È giunto il momento di scendere in campo insieme alle amministrazioni locali per pensare ad un utilizzo sociale di questi spazi».
«L’assegnazione di quella abitazione alla Guardia di finanza - analizza l’assessore alla Legalità, Gianni Gargano - ha un importante valore sociale. Le Fiamme Gialle, pur non avendo una struttura fissa a Castelfranco, sono spesso presenti nel nostro territorio e il fatto che alcuni di loro possano venirci a vivere è motivo di orgoglio. Vorremmo dare un significato simbolico e tangibile a questa riappropriazione di un bene confiscato alla criminalità».
blitz contro i casalesi
Era il 2013 e i carabinieri, insieme a Finanza e polizia, fecero scattare un’imponente operazione contro il clan dei Casalesi che portò a decine di arresti e al sequestro di beni per 450mila euro. I reati contestati a vario titolo erano l’associazione per delinquere di stampo camorristico, il concorso esterno nella stessa associazione e tutta una serie di delitti aggravati dalla finalità mafiosa. Fra questi associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, illecita concorrenza con violenze e minacce, truffa aggravata ai danni dello stato, frode informatica, riciclaggio, estorsione e intestazione fittizia di beni. Tra gli arrestati c’erano Antonio, Epaminonda e Vincenzo Noviello, considerati i referenti dei Casalesi nel Modenese. In Cassazione l’accusa dell’aggravante mafiosa è caduta, ma ciò non esclude come l’ingente patrimonio dei Noviello sia stato riconsegnato allo Stato. —
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