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Puntati sulle lotterie 102 miliardi di euro Ecco l’Italia delle slot e delle scommesse

Daniele Tempera

Online e su carta il lavoro di Visual Lab con Dataninja ed Effecinque Per la prima volta i dati divisi per i Comuni di ogni gioco dei Monopoli 

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Una cifra pari a più di quattro manovre finanziarie, più di quanto speso per sanità o istruzione. Nel 2017 gli italiani hanno giocato 101,8 miliardi di euro, oltre 5 miliardi in più del 2016. Una somma che contiene oltre 49 miliardi di giocato per le slot, ma anche, per esempio, circa 9 miliardi spesi per i gratta e vinci, e che include anche i soldi giocati nell’on-line.

A questi dati, pubblicati sul “libro blu” dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Aams) nei giorni scorsi, si aggiungono quelli della nuova inchiesta realizzata dal Visual Lab per tutte le testate del gruppo Gedi in collaborazione con Dataninja e Effecinque. “L’Italia delle slot 2 – Quanto giocano gli italiani” è un progetto che aggiorna e prosegue quanto già realizzato l’anno scorso, con l’obiettivo però di allargare il campo di analisi.

Per la prima volta vengono messi a disposizione di tutti i dati comune per comune di ogni gioco gestito dai Monopoli. Ai dati sull’andamento delle macchinette (nelle due tipologie: le videolottery “Vlt” e le slot presenti nei bar, le “Awp”) riferiti al 2017 – i più nuovi al momento disponibili – si sono infatti aggiunti quest’anno quelli di tutti gli altri giochi gestiti dai monopoli, dal Bingo al Superenalotto, dalle scommesse virtuali ai gratta e vinci. Tutti i dati che compongono “L’Italia delle slot 2” sono stati ottenuti tramite un Foia, la procedura per avere accesso ai dati e ai documenti della pubblica amministrazione.

Con oltre 49 miliardi di euro (49.414.009.858 per l’esattezza) sono video lottery e slot machine a rappresentare la maggior parte del giocato degli italiani nell’azzardo. Un record che si mantiene costante rispetto all’anno precedente, nonostante il decreto 2017 che ha imposto una sostanziale riduzione delle Awp e che ha tagliato ulteriormente questi apparecchi del 35% nel corso del 2018. L’assenza di un quadro normativo nazionale lascia il campo a tante esperienze locali che portano a un’evidenza: «La separazione tra il gioco e la vita delle persone, attraverso una regolamentazione territoriale o oraria, genera automaticamente una regressione del giocato e cambia l’attitudine a tutto il consumo di azzardo. Lo vediamo in comuni virtuosi come Anacapri che le ha vietate a 500 metri dai luoghi sensibili o a Bergamo, dove si è puntato su fasce orarie di spegnimento. E si noti che spesso, quando scende il giocato per le slot, scende anche tutto il consumo per l’azzardo», osserva il sociologo Maurizio Fiasco, presidente di Alea, associazione per lo studio del gioco d’azzardo.

È di nuovo Caresanablot, comune del vercellese, a segnare il record delle giocate pro capite, arrivate nel 2017 a 28 mila euro. Come è possibile un numero così alto? A Caresanablot si trova una grande sala slot che si chiama “Las Vegas”, capace di attirare giocatori anche dai comuni limitrofi o di passaggio nella zona.

A livello provinciale il record spetta a Prato che con 2.948,08 euro pro-capite è la prima provincia italiana per volume di giocato sull’azzardo. E se generalmente si gioca di più nei piccoli comuni del nord, è l’Abruzzo con una spesa 1.500 euro pro capite a essere la regione dove si gioca mediamente di più in Italia. Se aumentano le spese per il gioco, gli incassi erariali 2017 sono calati di circa 200 milioni di euro rispetto al 2016: «Il giocato in slot Awp e Vlt si mantiene stabile, mentre aumenta il volume netto del giocato, questo vuol dire che sta avvenendo un trasferimento del tempo di gioco, da alcune modalità ad altre», spiega Fiasco. Mentre si cerca ancora di regolare il mondo delle slot, tutti gli altri giochi riescono a raggiungere fasce di popolazione differenti, dagli anziani ai giovani. Una febbre che non conosce età. —



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