Maratona dell'Umanità/ Il sogno di Hassan: «Anche io autista come mio papà»
MODENA. Sono tanti gli esponenti di comunità straniere e singoli cittadini di origine non italiana che parteciperanno alla Maratona dell’Umanità in piazza Grande a Modena, portando la loro voce particolarmente significativa in questa iniziativa.
Tra i lettori dei nomi di 34.361 migranti morti tra il 1993 e il 2018 nel tentativo di raggiungere l’Europa, questo weekend in piazza Grande ci sarà ad esempio Hassan, ragazzo migrante di 21 anni che viene dal Ghana ed è un richiedente asilo attualmente ospite di Porta Aperta. Colpisce lo spirito costruttivo con cui questo giovane ragazzo aderisce all’iniziativa, lui che ha vissuto il dramma del viaggio, lui che ce l’ha fatta ed è pronto a portare la sua testimonianza, pur nel dolore e nella commozione che questo gesto simbolico porta con sé.
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Hassan è in Italia da un anno e sei mesi, parla l’italiano piuttosto bene e continua a studiarlo presso il Cpia; Hassan fa anche volontariato alla Croce Blu di Modena dove, dopo un apposito corso di formazione, accompagna in ambulanza le persone che ne hanno bisogno, da casa all’ospedale o dall’ospedale a casa.
A bassa voce, Hassan ricorda che il dramma del mare è uno dei drammi del viaggio per raggiungere l’Europa: c’è anche il dramma del deserto, dove ha perso un caro amico che non ce l’ha fatta a raggiungere un futuro altrove. «I miei genitori sono morti, mi è rimasta solo una sorella che vive in Ghana – racconta Hassan che ha solo 21 anni – Mio padre era un autista ed è morto in un incidente stradale; mia madre faceva la cuoca. Qui in Italia sto bene, voglio continuare a studiare, prendere la patente e spero di diventare un autista come mio padre. Ho anche fatto domanda per fare il servizio civile».
Del suo viaggio per arrivare in Italia Hassan non ne parla volentieri, anzi non ne vuole parlare affatto. «Partecipo alla Maratona dell’Umanità con altri ragazzi di Porta Aperta con una storia simile alla mia alle spalle. Vogliamo esserci, per ricordare, per fare sentire la nostra voce». —
L.S.
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