Gazzetta di Modena

Modena

la testimonianza di una derubata 

«Avevo i ladri accanto al letto e ho temuto per la mia vita»

Stefano Totaro
«Avevo i ladri accanto al letto e ho temuto per la mia vita»

«Sono rimasta immobile sotto le coperte, vedevo la torcia del cellulare roteare» In via Toti i banditi si sono impossessati di orologi, soldi e monili per 13mila euro

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«Trenta secondi, poco meno di un minuto? Non è questo che conta. L’altra sera a cena ero già col pensiero che all’alba, verso le 5, sarei rimasta da sola in casa perché mio marito se ne va al lavoro. E quando è stata l’alba mi sono alzata anche io, ho controllato che la porta fosse chiusa, ci ho messo davanti un vaso in ghisa, bello pesante e anche lo stenditoio. Se qualcuno entra almeno fa rumore... ma ovviamente non ho più dormito. È un incubo ci vorrà molto tempo prima che tutto questo passi. Non lo auguro a nessuno. E anche ora che sto raccontando mi torna l’ansia, l’angoscia».

M aria, nome di fantasia, è una donna di mezza età che abita in un condominio di via Toti, una via assunta spesso agli onori della cronaca per i frequenti furti negli appartamenti e nei garage. La signora si è trovata i ladri nella stanza da letto mentre stava dormendo, se ne è accorta, è rimasta immobile, «forse non respiravo neanche» dice, e ha atteso che i malviventi, uno o forse due, se ne andassero per poi chiamare il marito che si era allontanato da casa per andare al lavoro nemmeno un’ora prima. Una esperienza terribile che ha avuto la forza di raccontare. «Aveva il turno alla mattina presto e alle 5 è uscito. Siamo al secondo piano. Il nostro appartamento era stato saccheggiato circa tre anni fa, una razzia completa. Quella volta entrarono nel nostro e in quello vicino perché eravamo le uniche due famiglie ad avere ancora la serratura a doppia mappa, quelle che i ladri aprono con la tecnica del passepartout. Ci siamo attrezzati e protetti con una serratura a cilindro europeo. Solo che mio marito, sovrappensiero, quella mattina non l’ha chiusa con le mandate. La chiude sempre, quella volta no ed è bastato». Nessuna rottura, nessuna effrazione della serratura, se non un segno sulla serratura visibile quando si apre la porta. Forse è bastata solo una semplice una tessera magnetica per aprire, stadi fatto che i ladri entrano e si mettono al lavoro. «Ho sentito qualcosa, dei movimenti, non un suono particolare riferito ad aperture di cassetti o altri oggetti. Ho aperto un occhio, ho visto la sveglia sul comodino, circa le 5.45. Ho pensato che forse era il gatto della signora che mi sta di sopra, che gioca con la pallina, lo fa spesso. Non era mio marito, che magari poteva essere rientrato. Conosco il rumore dei suoi spostamenti. No, realizzo. Qualcuno era nella mia stanza».

«Io dormo verso la finestra, nel lato cioè più lontano rispetto alla porta d’ingresso della stanza da letto. Chi entra si trova il letto sulla destra e accanto, sempre sulla destra, un comò dove ho uno scrigno, con bigiotteria varia».

«Cosa faccio adesso, mi dicevo - spiega Maria - urlo? E chi mi sente? Ho un’anziana come vicina al piano. Sono una donna, sola. Che intenzioni hanno? E se mi picchiano, magari vogliono che dica loro dove è la cassaforte, la cassaforte non c’è e dopo loro non ci credono.... Ho temuto per la mia vita. Sono rimasta immobile, con le coperte sopra alla testa, forse non respiravo neanche. Pensavo “sono in casa mia, nella mia casa, perché mi deve accadere questo?”. Vedevo che scrutavano con la torcia del telefonino, la luce roteava nella camera. Non hanno aperto l’armadio, non sono venuti dalla mia parte». Poi ho sentito silenzio, ho atteso. Dopo poco ho udito il rumore di un’auto che si allontanava. Maria si fa forza, si tuffa contro la porta della camera da letto, si chiude dentro e chiama al cellulare il marito. «Corri, sono venuti i ladri. io in casa non ci vado» dice. «Ha trovato la porta del condominio socchiusa e in casa era tutto in ordine. Credeva di trovare tutto a soqquadro, tant’è che mi ha detto che mie ero sognata tutto. Poi abbiamo guardato nei cassetti dei mobili in sala. I ladri hanno portato via tre orologi, gli ultimi tre risparmiata dalla precedente razzia». Un bottino da 12mila euro, più trecento euro in contanti e altri 200 presi dal portafoglio nella borsa di Maria, lasciata in cucina. «Sono andati anche in bagno, c’era una scatolina con un paio di orecchini. L’ho trovata chiusa, vuota e messa in un altro posto». Maria ora dorme poco, sono passati pochi giorni dalla sua terribile esperienza , la ferita è ancora aperta e cerca di lenire l’angoscia del pensiero ricorrente e martellante pianificando qualche intervento per la sicurezza. Un chiavistello interno, ancorato al muro, poi c’è quel tubo del gas che passa vicino al balcone. «Faremo qualcosa, dobbiamo blindarci... non possiamo fare altro». —



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