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Modena, museo presepi di Villanova: un appello a Comune e Curia

G. F.
Modena, museo presepi di Villanova: un appello a Comune e Curia

La raccolta di oltre cento scene tra diorami e forme in terracotte  ha bisogno di restauri così come la struttura che la ospita carente di adeguate misure di sicurezza

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MODENA. Dai canguri in un televisore alla Natività in piazza Grande. Sono tanti i motivi d’interesse al Museo dei Presepi di Villanova. Un’esposizione di oltre cento scene, tra diorami e forme in terracotta, che si estende tra l’ex asilo e la chiesa della frazione.

Artisti locali e scenari australiani, maestri spagnoli e opere di terracotta si alternano in un suggestivo saliscendi. Un patrimonio poco conosciuto e gestito da una dozzina di volontari che si appellano alle istituzioni. «Noi volontari siamo sempre meno - ha riconosciuto Andrea Mantovi - e abbiamo bisogno di un aiuto sia manuale che di sovvenzioni per mettere a posto il museo. È sprovvisto di ogni sorta di attrezzatura e di sicurezza. Andrebbe risistemato e ammodernato, poi si può ampliare. L’impianto elettrico è da rifare, come quello antincendio. Serve un’uscita di sicurezza. Il museo è stato sistemato nell’ex asilo negli anni Sessanta e poi non è stato più aggiornato».

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Era il 1972 quando don Sesto Serri, sacerdote di Fogliano di Maranello, ritrovò una quarantina di statuette napoletane in una cassapanca della casa colonica, fatta costruire dal predecessore Goffredo Polacchini. Dopo la scoperta, collaborò con il maestro Raffaele Minutolo per realizzare tre opere. La prima è il presepe palestinese incastonato nel coro di sinistra della chiesa; la seconda è la Roma nell’Ottocento a fianco dell’altare maggiore; la terza è datata 1976, ma è ambientata 67 anni prima. Si trova nel teatro dell’ex asilo ed è la rappresentazione più tipicamente geminiana presente: Natale in Piazza Grande.

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Il Duomo e il Municipio fanno da sfondo a figuranti del 1911 in una rappresentazione prospettica da scoprire con giochi di luce e chicche, come l’ex edicola e la Bonissima. Ai vertici di Curia e Comune è stata posta ieri la richiesta di aiuto dei volontari. «È una raccolta da valorizzare e far conoscere – ha assicurato il vescovo, don Erio Castellucci –. C’è l’idea di sistemarla da un punto di vista espositivo, facendo un catalogo e rendendo la mostra più fruibile. Il Duomo e il Comune sono collaborativi, nelle rispettive competenze». «Don Sesto ha impiegato trent’anni per realizzare il museo - ha aggiunto il padrone di casa, don Damiano Piziak -. Io non so quanto resterò ma spero di rimetterlo a posto». —

G. F.
 

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