Modena, riqualificazione area Civ&Civ: insorgono i negozi di vicinato
Presto in giunta il progetto sui 21mila metri quadri riservato a ristoranti e negozi I timori dei commercianti: «Altri mega-centri? Siamo già in crisi, così si chiude»
MODENA. Per ora è solo un insieme di idee, ma presto potrebbe passare alla fase due: l’iter che partirà con il passaggio in giunta. Fatto sta che il progetto di riqualificazione dell’ex Civ & Civ di via Polonia - 21mila metri quadrati che ospiteranno una ventina di ristorantini, un paio di griffe della moda e un’area dedicata al benessere - sta dando qualche pensiero ai commercianti della Sacca, a maggior ragione alla luce del raddoppio dei Portali, che punteranno proprio su ristorazione e wellness.
Progetti che lasciano perplesso Rossano Brandoli, titolare del negozio di elettrodomestici del centro di vicinato della Sacca: «Capisco la volontà di riempire l’ennesimo scheletro industriale vuoto - spiega - ma è evidente che queste mega-strutture finiranno per penalizzare i negozi di vicinato, a maggior ragione in una città particolarmente “densa” dal punto di vista della grande distribuzione».
E se nelle intenzioni degli investitori che porteranno a Modena cento milioni per i Portali c’è quella di raddoppiare i posti di lavoro, Brandoli fa notare che «le cose sono un po’ più complesse: insomma, se da una parte un’attività del genere porta centinaia di nuovi occupati, non sono posti di lavoro anche quelli che andranno persi con la chiusura di tante piccole attività?».
Dello stesso avviso Antonella Bonfatti del Centro casa, il negozio di casalinghi del centro di vicinato: «Non capisco le ragioni di queste scelte. La grande distribuzione è già molto presente in città, mentre le piccole aree commerciali come la nostra sono in difficoltà da tempo. Davvero a Modena c’è bisogno di queste enormi superfici di vendita?»
Ma cosa pensano i ristoratori del contenitore che nascerà in via Polonia? «Secondo me non c’è bisogno di nuovi ristoranti in città - commenta Vincenzo Perrella della pizzeria “Il Puffo” di via Nonantolana - un conto è se apre un nuovo locale che utilizza i prodotti dei mulini e delle aziende locali, un altro conto è se arriva un centro commerciale fatto di ristoranti. E anche da Fico, se il modello è quello, devo dire che mi aspettavo qualcosa di più sulla valorizzazione delle imprese agricole…».
A pensarla diversamente è Stefano Corghi, titolare de “Il luppolo e l’uva” di via Staffette Partigiane: «La volontà di riqualificare è senza dubbio positiva - spiega - a partire dalle aree industriali dismesse. Bisognerà vedere come evolverà il progetto, ma le idee di partenza sono positive». Per quanto riguarda la concorrenza, Corghi fa notare che «il punto centrale è la qualità: se c’è, ben vengano le nuove attività, anche perché la città è cresciuta dal punto di vista turistico, e un nuovo tipo di offerta potrebbe attirare altre persone».
Giudizio molto critico, invece, da Mauro Salvatori, commerciante del centro con “La Chersenta” di via Gallucci e presidente di Confesercenti Modena: «Considerando i due modelli simili per lo sviluppo di ex Civ e Portali - spiega - verrebbe da chiedersi che capacità possa avere una città da 185mila abitanti, già oggi la più servita d’Italia per rapporto tra superficie commerciale e residenti». Esaminando il caso bolognese di Fico, Salvatori fa notare che «in una realtà di 400mila abitanti, con tante infrastrutture e un aeroporto internazionale, la struttura inaugurata un anno fa ha portato tre milioni e mezzo di visitatori a fronte dei sette attesi: ebbene, come possiamo pensare di portarne dieci milioni a Modena, dal momento che i promotori dell’iniziativa hanno questo obiettivo?».
Detto questo, il presidente dell’associazione ricorda all’assessore Vandelli «la promessa di stupirci con effetti speciali per il rilancio dei centri di vicinato: se questi “effetti speciali” sono 2 nuove enormi superfici di vendita, direi che non ci siamo capiti…» —
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