Gazzetta di Modena

Modena

la tratta dei furti 

Quel traffico di auto rubate nel Modenese e portate in Marocco

F.D.

Le targhe italiane vengono sostituite con quelle magrebine Mezzi imbarcati in Liguria. Operazioni di polizia e carabinieri

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C’è una tratta, considerata sicura, che porta le auto rubate nel Modenese fino in Marocco dove se ne perdono le tracce. La stanno via via scoprendo operazioni concluse da carabinieri e polizia, che negli ultimi mesi hanno portato all’arresto e alla condanna dei conducenti con l’accusa di riciclaggio e collaborazioni ad un traffico internazionale di autoveicoli rubati. L’ultimo episodio riguarda un cittadino marocchino bloccato al porto di Genova in possesso di un’autovettura con targa marocchina, per la quale (con la targa originale italiana) era stata sporta denuncia di furto presso i carabinieri modenesi. L’uomo è stato condannato a un anno e dieci mesi e il permesso di soggiorno non gli è stato rinnovato. Secondo i giudici, infatti, poco importa se l’uomo dichiara un reddito di 15mila euro annui, perché è ampiamente ipotizzabile, dal momento che non è riuscito a spiegare quale sia il suo lavoro autonomo, che “l’attività lavorativa dichiarata è verosimilmente affiancata dalla collaborazione attiva e rilevante (nel ruolo di “corriere”) con una organizzazione criminale”. E l’ipotesi di reato continuato è dettata anche dal fatto che risultino diversi suoi rientri in Italia tramite aereo mentre non vi sia traccia di imbarco verso il Marocco. «Si tratta, in particolare, di un comportamento di chi porta le auto rubate per nave nel proprio Paese», sentenzia il tribunale quasi a certificare come il corriere non fosse nuovo a viaggi internazionali.

E il sofisticato sistema di falsificazione delle auto rubate lo ha scoperto anche la polizia di Cuneo che nelle scorse settimane ha chiuso un’operazione che ha portato al fermo di un 35enne marocchino, residente nel Modenese, costretto all’obbligo di firma quotidiana. Con lui operavano altri tre connazionali, specializzati nel “ripulire” le vetture. Le auto erano rubate in due modi, sempre di giorno: o dai concessionari, fingendosi clienti e forzando i safety box che contengono le chiavi di riserva, oppure contattando online ignari venditori e dando appuntamento sempre nei concessionari. Lì due giovani marocchini si presentavano come addetti dell’autosalone, con il cartellino identificativo all’occhiello, poi chiedevano di provare l’auto e scappavano. Le auto venivano rimesse in circolazione in modi diversi: acquistando online targhe-replica e compilando carte di circolazione fasulle, oppure comprando auto simili incidentate. In due casi la banda ha rubato due marcatori, strumenti che servono per punzonare i telai dei mezzi: attiravano con dei sotterfugi i rappresentanti di questi macchinari, poi si allontanavano per prendere un caffè insieme e un complice spaccava il vetro della vettura del rappresentante portando via il macchinario (che costa fino a 20 mila euro. Le macchine finivano poi sulle navi del porto di Savona con direzione Marocco. —

F.D.

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