Carpi, ammalato di Sla, si laurea a 66 anni «Ho scelto di continuare a vincere»
Claudio Lodi, ex manager, è afflitto dalla malattia da sette anni. Ha discusso la tesi a Milano
CARPI. Il gusto di una sfida vinta e un’emozione che ha un sapore piacevole, oltre a un valore simbolico enorme. Il carpigiano Claudio Lodi si è laureato in Economia a 66 anni con una tesi sui musei aziendali, all’università telematica Pegaso di Milano. A Claudio, ex manager aziendale, nel 2011, è stata diagnosticata la Sla, Sclerosi laterale amiotrofica. Una malattia di fronte alla quale Claudio ha scelto di reagire, impartendo continue lezioni di vita che suscitano ammirazione in chi lo osserva. Lezioni di vita che trasmette tanto in occasioni pubbliche, quanto via messenger, mentre risponde alle nostre domande. Dimostrando ancora una volta che la malattia non lo ferma di certo.
«Mi sono laureato il 4 dicembre, a Milano: è stata una profonda emozione e non ci credo ancora - racconta Lodi - Ora mi sono iscritto alla laurea magistrale biennale in Scienze Economiche: lo so, è una grossa scommessa. Vedremo. Il titolo della tesi appena discussa me lo ha proposto il relatore e io ho accettato volentieri vista la vicinanza dei musei Ferrari».
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Claudio Lodi abita a Carpi da sempre. «Amo la mia città perchè è a misura d'uomo, c'è tutto a portata di mano: una bellissima piazza, un magnifico duomo, bar, ristoranti, teatro, cinema, supermercati - prosegue il neo dottore - Tutto a portata di mano. A Milano ho solo discusso la tesi nella sede dell'università telematica Pegaso».
«La mia storia inizia nell’ottobre 2011, con un pugno nello stomaco - continua Claudio - Così mi sono sentito quando i dottori mi hanno confermato la diagnosi di Sla. A casa, subito dopo, ho cercato su Internet e Wikipedia il significato di quella terribile sigla. E così parole come “inguaribile, nessuna cura, 6mila casi in Italia e aspettativa media di vita di tre anni” hanno cominciato a graffiarmi nel profondo, simili a tremende mazzate. Inutile chiedersi perché, perché proprio a me... Cosa ho fatto di male per meritarmi ciò? Sono domande a cui la scienza non sa rispondere e solo una fede profonda può dare un senso a ciò che noi non comprendiamo. Ma la domanda principale è stata “E adesso cosa faccio?”. Esistono solo due risposte a questa domanda: o sprofondi nella malattia, ti arrendi e aspetti la morte. Oppure reagisci, non volendo darla vinta alla Sla. Io ho scelto di vivere. Ho avuto la possibilità di partecipare a Tedx a Modena. Mettersi in gioco davanti a 850 persone che gremivano il teatro Storchi è stata un’esperienza bellissima». —
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