È festa in centro Poi una notte di preghiera e anche di lavoro
La tradizionale Vigilia di brindisi e abbracci fino a tarda ora In tanti per la Messa in Duomo. E c’è anche chi era in servizio
Una lunga Vigilia di festeggiamenti e brindisi in centro storico. Una notte di Natale trascorsa tra la messa solenne celebrata in Duomo ricordando i poveri e tra chi invece deve lavorare perché svolge un’attività che non può fermarsi. E il giorno di Natale con la messa del vescovo in carcere e il pranzo per i 200 della Rotonda. Modena ha mostrato ancora una volta il suo volto più ricco di iniziative, sempre vissute con un pizzico di divertimento e di amicizia.
Inizia la festa
Come ogni Vigilia modenese che si rispetti, all’ora di pranzo del 24 dicembre i locali del centro storico erano affollati più che mai. Via Albinelli come ogni anno è stato il punto di ritrovo per auguri e brindisi davanti al bar Schiavoni con il concerto rock. I festeggiamenti sono continuati per tutta la sera fino a notte fonda anche in corso Canalchiaro e Calle di Luca. Presi d’assalto i bar e i locali del centro. Ma la concentrazione maggiore, come tradizione, è stata in piazza tanta allegria, tante bottiglie vuote, nessun incidente o ferito e per una volta meno sporcizia, soprattutto in piazza Grande, senza che sia stato necessario l’intervento di guardie (anche le la verifica principale si avrà dopo i festeggiamenti di capodanno).
messaggio del vescovo
Intanto a mezzanotte si è svolta la Messa solenne di Natale in Duomo. Un Duomo gremito di fedeli che si sono radunati ricordando la nascita del Salvatore. La messa celebrata dall’arcivescovo di Modena e Nonantola monsignor Erio Castellucci è stata focalizzata sul tema della povertà e della dignità. Come aveva anticipato, il discorso dell’omelia ricordava le umilissime origini del Salvatore: «Gesù che nasce nella stalla è poi un bimbo rifiutato dai ricchi, che badavano al profitto e respinsero Giuseppe e Maria, gente del popolo: “non c’era posto per loro nella locanda”. Non potevano pagare ed erano oltretutto forestieri; avevano tutta l’aria di essere nomadi o, chissà, forse sfollati. Meglio non rischiare: nessuna casa per quella madre gravida, nessun riparo per quei giovani girovaghi. Un’altra ferita profonda per la civiltà, il rifiuto della vita indigente, del forestiero e del povero». E aggiunge monsignor Castellucci: «La stalla di Betlemme diventa la casa della vita nascente e della vita indigente. L’accoglienza di una vita spuntata dal grembo e di una vita uscita dal barcone sono gli indicatori del grado di civiltà di un popolo. Non l’uno o l’altro, ma l’uno e l’altro. Betlemme unisce ciò che spesso gli uomini dividono, e i cristiani stessi separano, schierandosi tra due file contrapposte: quelli che difendono la vita del grembo e quelli che difendono la vita del barcone. Come se fossero due vite dotate di diversa dignità, come se le fragilità fossero di serie A e di serie B. La vita è vita: punto».
La mattina di Natale
E la mattina di Natale sempre l’arcivescovo ha tenuto la messa con i carcerati nella casa circondariale di Sant’Anna, secondo gli insegnamenti di carità del Vangelo. In questo modo l'arcivescovo ha voluto celebrare la principale ricorrenza sacra dell'anno ricordando i valori profondi dell'insegnamento di Gesù.
Subito dopo è andato a servire a tavola le duecento persone sole per il pranzo di Natale nella galleria del centro commerciale della Rotonda come il suo consueto spirito di servizio improntato a umiltà evangelica.
In servizio
E a proposito di spirito di servizio, non poteva mancare una visita a chi deve lavorare anche il giorno della Vigilia e la notte di Natale.
C'è infatti una quota della popolazione modenese forse non molto visibile che prende servizio per la sua attività lavorativa o professionale anche nei giorni di festa: una presenza socialmente indispensabile che rende queste persone preziose anche per il loro sacrificio personale. Abbiamo incontrato netturbini, forze dell’ordine, vigili del fuoco, medici e infermieri ospedalieri e tanti altri modenesi dediti a professioni che non possono mai fermarsi.
Abbiamo ascoltato le loro storie che in fondo sono storie di vita quotidiana in tempo di festa per tutti gli altri.—
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