Gazzetta di Modena

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IMPOSTA IRES RADDOPPIATA sul terzo settore 

No profit, Elisa Fangareggi: «Il Governo colpisce gli aiuti»

Carlo Gregori

Il presidente di Time4Life: «È una tassa su denaro già tassato e donato che costringe le associazioni a ridurre gli interventi diretti»

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«Per essere chiari, il raddoppio dell’Ires non colpisce tanto le associazioni ma chi viene beneficiato dai loro servizi. Time4Life, ad esempio, è una fondazione. Siamo 30-40 volontari, non abbiamo dipendenti ed è stata una scelta di gestione precisa. Facciamo tutto da soli. Siamo controllati e certificati nei bilanci. Bene, far passare l’Irap dal 12 al 24% non comporterà niente per noi o Time4Life. E invece comporterà gravi tagli per chi seguiamo, che sia un anziano in Italia oppure un bambino in Africa o una mamma siriana». Elisa Fangareggi, figura di primo piano del volontariato modenese e nazionale, presidente di Time4Life, si sta riposando a casa per le feste. Presto l’attività riprenderà con i primi due progetti 2019: a gennaio si partirà per il confine siriano e per la Romania. Ma ora arriva il provvedimento fiscale del governo che colpisce come colpi d’accetta l’albero di una fondazione benefica che cresce da anni.

Elisa, cosa comporta per voi i raddoppio dell’Ires?

«Diciamo che colpisce direttamente soprattutto le associazioni onlus più piccole. I loro budget, provenienti da donazioni, caleranno drasticamente così come le loro possibilità di intervento. Noi siamo una fondazione e, per legge, abbiamo già controlli da Prefettura e Ministero oltre all’obbligo di certificare il bilancio. Ma anche per noi ci saranno conseguenze».

È una mazzata per voi?

«Più che per noi, lo sarà per chi riceve aiuti ma anche per chi dona soldi. Qui si tassano soldi di donazioni. Soldi già tassati che vengono dati in beneficenza e sono ritassati».

E per chi riceve?

«Avrà meno. Noi esistiamo anche per sopperire alle mancanze dello Stato nell’assistenza alle fasce più deboli. Noi diamo servizi che ora verranno tagliati, come assistenza a malati di tumore, ad anziani, a bambini, ai poveri. Se adesso le onlus più piccole avranno maggiori controlli, per noi, come fondazione, non cambierà niente. Se non che taglieremo direttamente l’erogazione di servizi. Aiuteremo meno. Perché questo aumento di imposta vuol dire meno aiuti».

E come si fa?

«Questa è la domanda che sento più spesso in questi giorni. Anche a Natale mi hanno chiamato a casa tante associazioni italiane, grandi e piccole, con le quali collaboriamo. Siamo preoccupati. Tutti stiamo ragionando sulla possibilità di trasferire all’estero la sede per evitare questa imposta. E’ paradossale ma dobbiamo operare come chi cerca di spostare i soldi in Lussemburgo. E sul fonte operativo, si discute su come e dove tagliare i servizi. Non c’è altro soluzione per ora». —





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