Dieci aziende sotto attacco dei cyber pirati
Iris paralizzata per alcuni giorni ma gli hacker hanno colpito anche altre ditte ceramiche, del biomedicale e della meccanica
Il “pacco” per il gruppo Iris Ceramica è arrivato a inizio dicembre. Una mail, una semplice mail, un clic sulla tastiera e il virus che si propaga alla velocità della luce in tutti i server e in tutti i pc del gruppo. Nel cuore della Piastrella Valley e nelle sedi produttive e commerciali all’estero, iniziando da Stati Uniti e Germania. Risultato: 400 server messi fuori uso e un migliaio di computer in tilt. Produzione ferma per due giorni e un danno economico che è di centinaia di migliaia di euro. Risolto con l’intervento di una task force e la collaborazione degli esperti della Polizia Postale, a cui il gruppo ceramico guidato da Federica Minozzi, ha presentato denuncia.
Ma - e qui è il problema - l’attacco dei cyber pirati ad uno dei leader mondiali del settore ceramico, costretto alla paralisi produttiva a causa di un malwere del tipo “Zero day”, non è l’unico avvenuto nelle scorse settimane e mesi. Sono una decina le aziende Modenesi paralizzate quest’anno per attacchi analoghi e tra queste altre ceramiche del Distretto, aziende del biomedicale della Bassa, della meccanica e delle motoriduzioni. Per tutte, come è avvenuto per Iris che ha poi ricevuto una fantomatica mail con la richiesta di “riscatto” di 950mila euro per ripristinare i sistemi operativi, il tentativo di estorsione. Accesso abusivo ai sistemi informatici, danneggiamento e estorsione: sono questi i reati su cui indaga in questi casi il pool di super esperti della Polizia Postale quando le aziende - come Iris - fanno immediata denuncia dell’attacco subito. Il cui danno complessivo, solo nel modenese, tra black out produttivi, stop informatici e intervento delle task force esterne, vale alcuni milioni di euro. Veicolare i virus è facile per i cyber pirati perché lo si fa a pioggia, spesso senza sapere chi e quando si colpisce. La scoperta di chi è caduto nella “rete”, della sua importanza, delle sue dimensioni, avviene solo nel momento in cui il virus viene aperto e si propaga a macchia d’olio in tutti i server, computer, sistemi produttivi. È in questo istante che l’hacker mette a fuoco la vittima e tenta di chiedere un riscatto. Sempre attraverso criptovalute, Bitcoin... E chi risponde o tenta un accordo sbaglia due volte perché espone l’azienda a un rischio futuro. Denunciare, resta l’unica vera arma di difesa oltre ad avere sempre pronti esperti in grado di intervenire no stop, 24 ore su 24, per recuperare quanto andato perso. Senza dimenticare che la denuncia, qualora il recupero dei dati, degli archivi non sia completo, alle autorità di Polizia mette al riparo l’azienda o il privato da eventuali futuri problemi ai fini fiscali con l’Agenzia delle Entrate che, facendo controlli di routine, potrebbe contestare l’assenza di documenti giustificativi.
Cnaipic ( Centro Nazionale Anticrimine Informatico per Protezione delle Infrastrutture Critiche), è il quartier generale che si occupa della prevenzione e della repressione dei crimini informatici, di matrice comune, organizzata o terroristica, che hanno per obiettivo le infrastrutture informatizzate di natura critica e di rilevanza nazionale. Con competenza e intelligence estesi anche a privati. E sono Polizia Postale e Cnaipic che si stanno occupando del caso Iris e degli altri attacchi subiti dalle aziende Modenesi . Per una guerra che è solo all’inizio. —
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