La storia di Aldino il figlio dimenticato di Palmiro Togliatti ricoverato a Modena
L’anniversario dell’articolo del 1993 sulla Gazzetta di Modena quando a Villa Igea fu scoperto come degente segreto da tempo
LA STORIA
Quando la storia con la “S” maiuscola la fanno i giornali che in genere raccontano il presente.
Ma lo scoop della Gazzetta di Modena nel dicembre 1993 è entrata nei libri di politica e giornalismo. Venne infatti ritrovato a Modena, Aldo Togliatti, figlio dello storico leader Pci, dopo essere ufficialmente sparito dalla scena pubblica nel 1964, data dei funerali del papà Palmiro Togliatti.
Nel 1993 era da molti anni ricoverato a Modena, alla clinica privata Villa Igea di Saliceta. Il segreto, di cui erano a conoscenza varie persone (medici, infermieri e politici locali), era stato fino a quella data fa custodito benissimo.
L’11 dicembre ’’93 il direttore Antonio Mascolo e il collaboratore Sebastiano Colombini firmarono la storia di quel malato così famoso e sfortunato. Così titolò la Gazzetta di Modena: “Il segreto di Aldo Togliatti. Sparito nel lontano 1964, è ricoverato da 30 anni in clinica a Villa Igea. L’ingegner Aldino che oggi ha 68 anni passa le giornate fumando e leggendo. Parla bene sia l’italiano che il russo: ‘Lasciatemi nella mia casa modenese’. Tutto sulla sua travagliata esistenza”.
La vita di Aldino Togliatti, scomparso sempre a Modena il 9 luglio 2011, è stata travagliata. Era il figlio di Togliatti e di Rita Montagnana - femminista e senatrice della prima legislatura post seconda guerra mondiale, morì nel 1979 - che il Migliore lasciò nel 1948 per fidanzarsi con Nilde Iotti. Aldo nel suo soggiorno modenese nel 1993 venne descritto come un lungodegente normale della clinica di Saliceta, anche se nell’elenco dei 227 pazienti era l’unico del quale non appariva il cognome.
E proprio da quel dettaglio partirono i cronisti per le loro rivelazioni che richiesero un mese di controlli. Aldo Togliatti a Villa Igea si trovava bene; a detta dei medici non causava problemi tanto che, dissero, avrebbe senz’altro potuto essere inoltrato a una struttura esterna per recuperare una vita dignitosa.
Scelta che, però, a quanto pare non venne mai intrapresa: per motivi politici? Il muro di Berlino era già caduto da quattro annui e in quel periodo stava nascendo la Seconda Repubblica con la discesa in campo di Silvio Berlusconi cui seguì a breve quella di Romano Prodi. Ma Aldo rimase in clinica fino alla fine dei suoi giorni, potendo contare su un patto di riservatezza che oggi appare quasi incredibile.
La città della Ghirlandina per la storia del Pci nazionale è stata centrale, anche per la riservatezza e sicurezza dei leader comunisti. Basti pensare che Mario Del Monte, poi sindaco sotto la Ghirlandina, per lungo tempo si occupò della sicurezza personale di Enrico Berlinguer, segretario Pci.
E Modena è stata fondamentale anche se si resta nell’ambito di Togliatti padre. Lui e Nilde Iotti adottarono infatti qui la piccola modenese Marisa Malagoli sorella di uno degli operai ucciso il 9 gennaio 1950 nell’ eccidio delle Fonderie Riunite, che riuscì a studiare diventando poi docente universitaria.
Da questi particolari si intuisce come la nostra città sia stata una scelta non certo casuale per la lungodegenza del povero Aldo Togliatti che qui veniva accudito dalla cugina torinese Nuccia Bastia Montagnana e soprattutto dal militante modenese Onelio Pini (morto nel 2000). Della vita modenese di Aldo Togliatti, di cui sapeva senz’altro l’allora segretario del Pds Modena Roberto Guerzoni, poi parlamentare, non si seppe mai nulla oltre quello che scrisse la Gazzetta.
La clinica non violò mai il segreto professionale dunque la vita di “Aldino” - che pure in gioventù visse a Parigi, Mosca, Roma, Bulgaria e Ungheria e lavorò per due anni alla Società Idrolettrica Piemontese - tornò presto tranquilla nella periferia modenese tra libri e sigarette. Negli anni seguenti avvenne dunque quel che il direttore Mascolo scrisse nel suo editoriale al tempo della super notizia: “Aiuteremo Aldo Togliatti a rimanere a Modena, ma anche la Storia di questi ultimi trent’anni a riempire dei vuoti”. Aldino morì a 86 anni nella stanza 429 di Villa Igea: nominava pochissimo il Migliore che di lui invece in una occasione disse «Bravo: ha letto più libri di me». —
Stefano Luppi
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google