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Unione dei Comuni: Bonucchi si dimette dalla presidenza

Daniele Montanari
Unione dei Comuni: Bonucchi si dimette dalla presidenza

«Ho trovato un lavoro che mi impedisce di seguire l’impegno come si deve» Incaricato ad interim Canovi di Lama, ma si tratta per un nome condiviso

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Chiusura d’anno col botto nell'Unione del Frignano: il presidente Leandro Bonucchi si è dimesso.

L’atto è stato protocollato il 21 dicembre ed è irrevocabile, ma i riscontri si sono avuti a Pavullo nella riunione di giunta di giovedì 27, quando per la prima volta non ne ha assunto la presidenza.

Nell’occasione, date diverse assenze (solo 6 su 10 sindaci presenti: Pavullo, Sestola, Pievepelago, Polinago, Montecreto e Riolunato) l’incarico è stato ricoperto, in qualità di membro più anziano, da Gian Domenico Tomei, che in quella giornata si è ritrovato uno e trino: sindaco di Polinago, presidente della Provincia e dell'Unione. Ma al di là dell’episodio, il presidente designato per l'interim è il sindaco di Lama Fabio Canovi, risultato nel quadro generale il più anziano dopo la rinuncia di Luciano Biolchini (Pavullo).

«Ho già firmato i primi atti, ma ho accettato di farlo solo per la gestione ordinaria di alcuni giorni – precisa Canovi – perché non ho assolutamente il tempo per assumere una presidenza. Mi auguro che già nei primi giorni del nuovo anno si possa trovare convergenza sulla figura che farà realmente da traghettatore fino alle elezioni di primavera».

La trattativa pare a buon punto: forse già entro la metà di gennaio ci sarà la fumata bianca in giunta sul nome che poi andrà sottoposto al Consiglio. Scenario dunque molto movimentato per l’ente superiore da cui dipendono funzioni essenziali per i dieci Comuni del Frignano, a partire da sociale e Pm. Un’Unione che negli ultimi tempi in realtà si è mostrata abbastanza frammentata, e con una maggioranza di centrosinistra ballerina.

Lo si è visto anche nella seduta di Consiglio del 20 dicembre, fondamentale per gli adempimenti finanziari ma che ha visto la presenza in aula dei rappresentanti di sole 17 quote (i consiglieri che sono maggioranza nei rispettivi Comuni valgono 2) su 30. Pochissimo sopra il minimo legale di 15, e ovviamente sarebbe tutto saltato se l’opposizione fosse uscita dall'aula. Già altre volte la validità di una seduta è stata appesa al mantenimento di presenza del centrodestra.

I MOTIVI

Sicuramente è stato un fattore di amarezza per Bonucchi. Ma non l’elemento dirimente che l’ha portato alla scelta di dimettersi: «No, non è stato per la seduta del 20, anche perché i numeri sono stati risicati già altre volte – osserva – e quella data ha coinciso purtroppo con altre sedute di Consigli comunali. La mia è stata una scelta personale dettata da motivi di lavoro e da un’opportunità d'impiego che dal 1° gennaio non mi permetterebbe più di seguire l’Unione con l'impegno che serve, consistente perché l’ente non ha ancora una struttura a regime. Certo che mi è dispiaciuto, perché ho svolto il mio incarico con passione, ma materialmente non ce la potevo fare a tenere insieme le due cose. È stata un’esperienza amministrativa bellissima, che mi ha fatto crescere e ampliare gli orizzonti rispetto al ruolo su Montecreto, e se tornassi indietro la rifarei. Ma è giusto ora che monti sul carro un’altra figura, anche in ottemperanza al criterio della rotazione che ci eravamo dati quando mi sono insediato».

Nel 2016 si era parlato infatti di un massimo di due anni. Ma tutti pensavano che, mancando poco alle elezioni, il mandato fosse prolungato. —

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