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UNA VITA TRAVAGLIATA 

Urss, infanzia e gioventù poi un difficile ritorno

S.L.
Urss, infanzia e gioventù poi un difficile ritorno

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Sono centinaia i libri e i saggi storici dedicati a Palmiro Togliatti, mentre c’è pochissimo sul figlio Aldo (alcuni anni fa uscì il volume di Nunzia Manicardi “I figli di Togliatti”, edizioni Koinè).

Prima della scoperta a Modena, i principali biografi del “Migliore” e del Pci non sapevano che fine avesse fatto a alcuni lo diedero addirittura per morto giovane. Venticinque anni fa Giorgio Bocca, autore di un monumentale volume su Palmiro, disse di sapere solo che dopo la morte del leader politico il figlio era ricoverato in ospedale. Gianpaolo Pansa, all’epoca grande firma di l’Espresso e Repubblica, ammise: «Non so nulla di preciso, di solito i figli di grandi personaggi non hanno fortuna».

Un punto di svolta è il libro di Giovanni De Plato, psichiatra che ha insegnato a Bologna, dov’è stato anche dirigente sanitario, autore de “Il figlio del Migliore” (Edizioni Pendragon, pagine 154, 15 euro). Nella narrazione Aldino racconta a un medico la sua vita, dalla nascita a Roma in carcere nel 1925, sotto il fascismo, dove la madre Rita Montagnana era incarcerata, all’infanzia e all’adolescenza in Russia sino al ritorno in Italia nel 1947. Fu a Ivanovo, per la laurea in ingegneria, la cittadella per i figli dell’elite della dirigenza comunista mondiale. Così voleva Stalin, mentre i genitori erano impegnati in guerre e clandestinità. Aldo sognava l’America e tentò di imbarcarsi da un porto francese per realizzare il suo sogno, senza riuscirci. Quindi i medici, sia russi che italiani gli diagnosticarono una “schizofrenia con spunti autistici”. Infine il ricovero a Modena, per più di tre decenni, sino alla morte nel 2011. —

S.L.



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