Un’Unione senza guida Canovi incalza i grandi «Stanno a guardare»
L’ex sindaco: «Pavullo e Serra si prendano responsabilità» Marco Bonucchi: «Errori del passato, ora si paga il conto»
PAVULLO. La fase critica che si è aperta nel governo dell’Unione del Frignano con le dimissioni del presidente Leandro Bonucchi sollecita una riflessione sull’ente di riferimento per la montagna. Una riflessione che, dopo il rinnovo amministrativo di maggio (al voto 6 Comuni su 10) magari conduca anche a un cambiamento nel sistema di voto: Pavullo chiede da tempo un meccanismo ponderato rispettoso del peso demografico dei Comuni (oggi Pavullo, con 17mila abitanti, conta quanto Riolunato con 700).
In attesa di quel che verrà, lo scenario odierno lascia abbastanza perplesso Romano Canovi, ex sindaco di Pavullo ed ex presidente dell’Unione che più volte, di fronte a numeri risicati, era riuscito a ottenere all’interno dell'ente presenze e voti anche al di là dello steccato del centrosinistra. «Ricordo bene le dichiarazioni fatte dal consigliere Caiumi di Pieve, per conto del centrodestra, a sostegno non della parte politica ma della persona alla guida - osserva Canovi - erano sintomatiche di un clima diverso. Capisco le dimissioni di Leandro Bonucchi per motivi di lavoro, se ha trovato un’opportunità ha fatto bene a coglierla perché in politica non ci sono certezze: oggi sei in sella e domani se cambiano gli umori ti ritrovi a piedi, e non ti aiuta nessuno. Ma al di là della scelta personale, è chiaro che in Unione c’è da tempo un problema politico e di dialogo tra le parti. Un problema da affrontare con urgenza, a giudizio del sottoscritto, che vede oggi la montagna sostanzialmente priva di tensioni sovracomunali: avevo lasciato prospettive di nuove gestioni associate, di studi di fattibilità sulle fusioni... Ma poi non si è mosso nulla. E così l’Unione ha perso peso, e con essa tutto il Frignano. Perché senza fusioni, l’Unione è l’unico ente che può dare al territorio una rappresentanza forte ai tavoli».
Un po’ di “colpa” per la situazione secondo Canovi ce l’hanno Pavullo stesso e Serra. «Serra dopo il rinnovo amministrativo si è chiamata fuori da ogni ruolo, Pavullo di fatto ha rinunciato a giocare il suo. Su un territorio di 40mila abitanti, i due centri che da soli ne comprendono 25mila stanno a guardare: se questo è andare avanti in politica, io mi butto nel fosso. Pavullo e Serra provino invece a fare sintesi del quadro politico che si è venuto a creare, e ad esprimere politiche di leadership in Unione, se ce la fanno».
SESTOLA: ERRORI NEL 2016
Nel 2016 Leandro aveva avuto come avversario alla presidenza un altro Bonucchi: Marco da Sestola. Che però oggi si chiama fuori: «Non mi interessa fare da traghettatore - dice - dopo la tornata elettorale si vedrà. Mi spiace per la situazione che si è creata in Unione, ma il fallimento di questi anni è sotto gli occhi di tutti e qualcuno, che non è il presidente dimissionario, ne porta le responsabilità. Al di là del fatto che fossi io l’altro candidato, nel 2016 c’è stato chi ha voluto forzare la mano imponendo una scelta. Doveva esserci un dialogo diverso anche con Pavullo, invece c’è chi ha voluto imporre una certa linea. Adesso si paga il conto». —
Daniele Montanari
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