Il pit-stop del Frecciargento Trenitalia: «Scuse e rimborsi»
L’azienda sulla rapida fermata in stazione dei treni: «Un minuto di sosta Dispiace per chi non è riuscito a scendere e siamo pronti a pagare il taxi»
Dopo l’odissea di cui è stata protagonista una cinquantina di utenti sul Frecciargento partito da Roma per Mantova, Trenitalia chiede scusa. Molti di loro non sono riusciti a scendere alla fermata di Carpi, si sono ritrovati al capolinea di Mantova, di sera, e hanno dovuto affrontare non pochi disagi per arrivare a destinazione.
«Ci scusiamo con il signor Ghidoni e con la sua famiglia (tra i protagonisti della disavventura, ndr), nonché con gli altri passeggeri coinvolti, per i problemi incontrati nel viaggio di ritorno domenica 30 dicembre - scrive Trenitalia - Quella sera il Frecciargento Roma ha effettuato a Carpi una sosta di circa un minuto, durante la quale diversi passeggeri sono scesi a terra. Dopo la ripartenza il capotreno è stato informato che alcune persone erano invece rimaste a bordo. Essendo già terminato il servizio ferroviario fra Mantova e Carpi, alle persone ancora sul treno è stato proposto il rientro a Carpi in taxi, con successivo rimborso di tale spesa. Dal racconto dei passeggeri apprendiamo però che non tutti sarebbero stati correttamente informati e assistiti. Trenitalia ha già contattato il signor Ghidoni riconoscendogli il rimborso integrale del biglietto. Un’attenzione commerciale analoga sarà riservata anche alle altre persone coinvolte che si rivolgeranno a Trenitalia, compilando il form disponibile nelle biglietterie e on line su trenitalia.com e inserendo la dicitura: Frecciargento 8552 – Fermata Carpi».
Arriva, intanto, un’altra testimonianza di altri passeggeri carpigiani che hanno vissuto un episodio analogo. «Con mia moglie ed un paio di amici, dopo una visita a Firenze, abbiamo preso il Frecciargento per il rientro (stazione Firenze Santa Maria Novella, treno 8552, ore 21.26) - scrive Gianni Malagoli - una volta giunto a Carpi si è fermato senza che la porta si aprisse, per cui abbiamo dovuto proseguire per Mantova alle ore 22.20. Malgrado ripetute lamentele con una maleducato macchinista e soprattutto con le capotreno e su promessa che avremmo trovato modo di rientrare a spese di Trenitalia, giunti a Mantova abbiamo visto che non esisteva alcuna possibilità di ritorno, in una stazione deserta, dove anche la Polizia Ferroviaria aveva chiuso gli uffici. Su suggerimento delle capotreno, che ci hanno assicurato il certo rimborso delle spese, ed in assenza di alternative, abbiamo contattato Mantova Radio Taxi che ci ha portati a Carpi al costo di 135 euro. Il 5 febbraio mi sono recato allo sportello della stazione di Carpi, dove ho compilato la richiesta di rimborso almeno delle spese sostenute di cui mi è stato promesso un rapido riscontro. Non ricevendo risposta sono tornato pretendendo la compilazione di un reclamo, che l’addetto mi ha detto poi di avere compilato. Nemmeno in tale occasione Trenitalia si è degnata di rispondere, per cui ho fatto seguito con una raccomandata del 28 settembre». Su quest’ultimo caso Trenitalia, a cui risulta una corrispondenza con l’utente, sta effettuato approfondimenti. —
Serena Arbizzi
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