La torre del terremoto tornerà a svettare ma senza i suoi mattoni
Iniziato l’iter per ricostruire il monumento dell’orologio Ma il lavoro dei volontari rischia di essere pressoché inutile
FINALE. Il progetto di fattibilità tecnica ed economica relativamente al restauro della torre dei Modenesi è stato approvato dalla Giunta. Inizia così il percorso che porterà alla ricostruzione della torre dell’Orologio, simbolo del terremoto del 2012. Servirà ancora tempo per vedere il cantiere, ma nei piani dell’amministrazione comunale c’è quella di presentare il bando di gara entro il 2019 non appena saranno definiti gli aspetti progettuali, si avrà il nullaosta sismico della Regione e soprattutto l’autorizzazione della Soprintendenza. Ma in questi mesi sono stati effettuati diversi passaggi informali tra i vari enti al fine di arrivare ad un piano già condiviso in partenza e che possa accorciare i tempi burocratici.
Di fatto, stando alle intenzioni, verranno elaborate almeno tre soluzioni progettuali che saranno anche sottoposte alla cittadinanza attraverso un rapido - per i tempi stretti - percorso partecipato.
Sono però lontani i tempi del “dov’era e com’era” che aveva animato i primi sentimentali mesi del post sisma. Si dovrà infatti partire da un presupposto: le nuove normative impongono ricostruzioni di altissimi livello tecnologico dovuto alla sicurezza e a ciò che viene chiamata “rifunzionalizzazione degli spazi”. Che in altre parole significa creare una fruizione effettiva del monumento, non più quindi da ammirare soltanto dall’esterno o con poche e limitate visite interne, bensì una torre aperta, che possa magari diventare un piccolo museo e comunque accogliere persone. E questa necessità porta con sé la fine di un altro sogno, che aveva animato decine di volontari. Si ricorderà che centinaia di vecchie pietre di costruzione erano state selezionate, catalogate e stoccate nel parco delle vecchie scuole elementari di via Frassoni. Lo avevano fatto persone arrivate un po’ da tutta Italia (tra loro c’era anche l’attuale vice sindaco Lorenzo Biagi nei panni di cittadino finalese e senza ruoli amministrativi). Ebbene, quegli agglomerati non possono più garantire la sicurezza della ricostruzione, essendo vecchi, rovinati e non più in linea con le norme. «Ma vogliamo essere riconoscenti a tutti coloro che ci hanno aiutato e a chi è legato sentimentalmente alla nostra Torre - dice il sindaco Palazzi - Non è escluso che le pietre possano servire come rivestimento esterno». —
F.D.
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