Gazzetta di Modena

Modena

i precedenti nel modenese 

Quel crollo terribile di via Torino con 8 morti e 22 feriti su 42 inquilini

Sa; verio Cioce

Il 22 gennaio 1986 l’esplosione che ha cambiato le normative Nel 2015 incidente a Maranello e a dicembre l’ultimo episodio dietro la sinagoga di Modena

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Quello scoppio, il 22 gennaio dell’86, e l’immediato crollo della palazzina di via Torino 32 a Modena fu uno spartiacque per la storia italiana.

Dopo l’incidente che sbriciolò un’ala dell’edificio a poca distanza dalla via Vignolese, con 8 morti e 22 feriti su 42 inquilini, cambiarono leggi e regolamenti, con il divieto di parcheggiare le auto alimentate a Gpl nei garage.

Il boato squarciò la notte di mezza città, da via Emilia a Vaciglio e nelle immediate vicinanze centinaia di finestre andarono in frantumi. L’eroismo silenzioso del pompiere Roberto Bonacini fu decisivo; abitava in quella casa e arrampicandosi tra i balconi pericolanti e con l’aiuto di una scala di ferro riuscì a salvare diverse persone. Chi era presente quella notte ricorda ancora la disperazione di Sergio Roversi, padre di Vania e William di 8 e 17 anni, morti tra le fiamme. Quei dieci minuti passati tra il boato e l'arrivo dei pompieri e dei primi soccorsi furono interminabili per chi si trovava di fronte alla palazzina avvolta dalle fiamme. Non mancarono le polemiche che però non approdarono a un’inchiesta formale: autopompe e autoscale restarono intrappolate davanti alla colonna che sbarrava l'accesso di via Torino, strettissima, accessibile solo da un lato.

Le cause? Il Gpl uscito dal serbatoio supplementare di una Fiat 128, passò dalla porta aperta sull’atrio condominiale sino al terzo piano, trasformando il vano scale in un serbatoio pronto a esplodere. Cosa che avvenne per effetto di una scintilla, il contatto forse di un interruttore.

Per molti giorni si scavò tra le macerie, per un altro giallo. Al terzo piano abitavano due pensionati che al momento dello scoppio stavano dormendo in camera da letto, secondo quanto riferì il marito, ritrovato tra le macerie con modeste ustioni. Della moglie nessuna traccia. Alla fine, d’accordo con il prefetto De Rose, la Procura fece spostare sino all’ultima pietra tutti i detriti e per settimane i soldati di leva setacciarono, secchio per secchio, ciò che era avanzato. Fu trovato un piede e un dito della moglie che, affidati all’esame di un medico legale, stabilirono al di là di ogni dubbio che la donna era viva al momento dello scoppio. Esclusa l’ ipotesi di omicidio - suicidio finito male. Tra gli altri precedenti va ricordato quello di Maranello nel gennaio 2015. L’ultimo piano di una palazzina in via Resistenza fu squarciato dallo scoppio innescato da una bombola di gas che, secondo l’accusa formulata a suo tempo dai giudici e dopo cinque perizie tecniche aveva dei problemi. Due le vittime: Greta Benincasa, 21 anni, e suo padre Alberto, 58 anni.

Infine lo scoppio di appena un mese fa in via Blasia, a due passi da Piazza Mazzini. Una caldaia è esplosa e il giovane abitante dell’appartamento è stato salvato per un soffio con gravi ferite. Per soccorrerlo quattro poliziotti sono rimasti feriti. —

Saverio Cioce



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