Se n’è andato Luigi Paganelli, ultimo comandante bianco
Fu a fianco di Gorrieri dalla repubblica di Montefiorino sino alle esperienze come dirigente nella Dc, nelle Acli e nella Cisl. Promosse il centro Ferrari
Se n’è andato l’ultimo grande capo dei partigiani cattolici, quelli che combatterono in montagna vent’anni armi alla mano e con la benedizione dei parroci.
Luigi Paganelli, 97 anni compiuti, si è spento ieri nel suo letto assistito dalla moglie e dalle tre figlie che lo hanno curato negli ultimi lunghi anni di malattia. Ma la sua fierezza, e un fisico di ferro, nulla avevano perso dell’energia che lo hanno accompagnato da quando, poco più che diciottenne, fu arruolato nei bersaglieri. Ma il fascismo proprio non andava giù a quel giovanottone alto che era cresciuto tra i campi e i canali di S.Faustino, alla fine degli anni ’30 aperta campagna a nord di Modena. La sua educazione religiosa e le scelte quotidiane lo avevano fatto diventare grande in fretta, nell’Italia spinta alla guerra. E quando arriva l’8 settembre del 1943 e l’armistizio con gli angloamericani Paganelli, in caserma a Verona, lascia le mostrine fasciste e raggiunge Modena.
Pochi giorni dopo, con l’occupazione dei tedeschi, è diventato un partigiano, un clandestino; non si presenta all’arruolamento per la Rsi ma raccoglie i suoi coetanei e li indirizza in montagna sino a quando, nella prima vera del ’44, non li raggiunge pure lui e si unisce a quello che sarà l’amico, il sodale di mille battaglie politiche: Ermanno Gorrieri. Con lui è in prima fila nel difendere e organizzare la Repubblica di Montefiorino e, visti i meriti da combattente, diventa comandante della Divisione Modena Montagna, sempre a fianco di Gorrieri, pure lui ex ufficiale. Assieme a lui prima con il Battaglione Claudio e poi alla guida delle Brigate Italia affronta i tedeschi e organizza le reti dei partigiani di montagna che si muovono tra le case dei contadini, le canoniche e i pascoli d’alta quota.
Nel Dopoguerra diventa, per così dire, uno dei leader della Dc, ma sempre con una formidabile attenzione verso i problemi sociali. Non ha incarichi di prima fila nelle istituzioni ma è la figura di spicco dello scudo crociato modenese sino agli anni ’60. Negli anni di contrapposizioni frontali con il Pci, a cavallo della rottura del 1947 e delle elezioni del 1948 e sino a m età degli anni ’50 guida il mondo cattolico fuori dalle secche della guerra ideologica, mantenendo un canale aperto con gli ex combattenti in montagna, di ogni orientamento. È anche maestro elementare per un paio d’anni, poi mette a frutto i suo studi e diventa insegnante alle scuole magistrali senza trascurare la sua militanza sindacale. Segretario Acli sino al 1949, promuove nel 1948 la nascita della Cisl uscendo con la corrente dei lavoratori cristiani dalla Cgil.
Dal 1959 al 1973 è segretario provinciale Cisl e nel Consiglio nazionale dello stesso sindacato; partendo da zero creò nel 1980 il Centro Studi nazionale a Firenze e nello stesso anno diventa presidente del Centro Studi Ferrari, che raduna i cattolici modenesi e poi promuove la Fondazione Gorrieri. «Sono gli anni in cui papà va in pensione, dedicandosi agli studi storici sul lavoro sociale dei cattolici modenesi» conferma la figlia Anna. Sono decine i riconoscimenti, dagli incarichi all’Istituto di Scienze religiose e nel Centro Diocesano sino all’onorificenza di Commendatore al Merito della Repubblica.
I funerali si svolgeranno lunedì 7 gennaio alle 14.30 nella chiesa della Beata Vergine Addolorata in via Rangoni 26. La salma sarà esposta da oggi nella camera ardente del Policlinico. Paganelli lascia la moglie Luciana Calzolari e le figlie Anna, Carla e Franca. —
Saverio Cioce
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