«Ungulati fino in pianura A rischio pure la tangenziale»
In provincia si stimano circa 4mila esemplari Magnoni (Regione): «Anche caprioli, daini e cervi sono un pericolo per le auto»
«La recinzione dell’autostrada? Per i cinghiali è un gioco da ragazzi abbatterla o scavare sotto. Così come per cervi, daini e caprioli saltarla. Erano state studiate in passato per le lepri o le volpi, non certo per gli ungulati». Parola di Aldo Magnoni dell’ufficio “Servizio territoriale agricoltura, caccia e pesca” della Regione che lancia un allarme: «Se un tempo questi animali erano un pericolo solo nelle strade di montagna, dove si presume che gli automobilisti viaggino a velocità ridotte, ora lo sono anche nelle zone di pianura in cui possono attraversare arterie a grande percorrenza, come la tangenziale o l’autostrada ad esempio nella zona di San Cesario. Qui sono stati avvistati recentemente diversi cinghiali».
Questo perché gli ungulati sono sempre più presenti nelle zone di pianura. «La Regione - prosegue Magnoni - ha effettuato interventi sulle strade a Reggio, Piacenza e Forlì-Cesena, volti a mitigare l’impatto con la fauna selvatica attraverso cartellonistica apposita, dissuasori visivi e acustici. E molto probabilmente questi interventi saranno estesi ad altre aree a rischio».
Si stima che al momento nel Modenese ci siano circa 4mila cinghiali, anche se il censimento non è semplice, vista la grande mobilità di questi animali e la loro notevole capacità riproduttiva. Per quanto concerne gli abbattimenti si viaggia su una media di 1500 all’anno nella normale attività venatoria, mentre nel 2017 sono stati abbattuti 169 esemplari durante le attività di controllo, coordinate dalla polizia provinciale, alla cui guida c’è il comandante Fabio Leonelli.
«Entriamo in azione - spiega Leonelli - quando la Regione adotta un piano di controllo ovvero quando una specie crea danni o eccede il numero di equilibrio. Per le attività di controllo ci affidiamo a cacciatori formati e abilitati».
Ma lo stragrande numero degli abbattimenti viene effettuato nella normale attività venatoria, su cui Leonelli alza una questione: «Il numero dei cacciatori è sempre minore, mentre l’età media si alza. Dobbiamo iniziare a guardare avanti, perché tra 5 o 10 anni il grosso degli abbattimenti dovrà essere effettuato durante l’attività di controllo. Ma chi lo farà se non ci saranno abbastanza cacciatori abilitati?». —
GIB
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