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L’Emilia Romagna pronta a fare ricorso Convocati i sindaci

L’Emilia Romagna pronta a fare ricorso Convocati i sindaci

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Dopo l'annuncio della Toscana, anche l'Emilia-Romagna potrebbe fare ricorso alla Consulta contro il decreto sicurezza. Dell'ipotesi, ancora allo studio, parla Elisabetta Gualmini vicepresidente della giunta guidata da Stefano Bonaccini, in un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera, edizione di Bologna.

«Come Regione - dice Gualmini, che ha la delega al Welfare - non abbiamo competenze dirette sulla gestione dell'accoglienza che è in capo alla Prefettura e al ministero insieme ai Comuni per il sistema Sprar, ma le abbiamo certamente sul sistema sanitario e se a una persona viene negato l'accesso ai servizi sanitari di base come causa della mancata iscrizione all'anagrafe è chiaro che c’è un problema, nonché una violazione dei diritti fondamentali. Dunque non escludiamo di fare ricorso».

Proprio per capire l'impatto delle nuove norme, «ho convocato - aggiunge la numero due di viale Aldo Moro - per le prossime settimane il tavolo di coordinamento sulle politiche migratorie con tutti i 38 distretti della regione. Penso che le leggi vadano rispettate anche se è vero che questa è una legge mal scritta e che si presta a giudizi di incostituzionalità».

Quindi, pur precisando di non capire come i sindaci, come ad esempio quelli di Palermo o Napoli, possano disobbedire e non applicare un decreto dello Stato, Gualmini dice che «i sindaci hanno ragione a ricorrere ai giudici, cosa che può fare anche il singolo cittadino straniero. Per ottenere più sicurezza si buttano le persone fuori dal sistema Sprar. In realtà è vero il contrario, più sicurezza si ottiene con più integrazione. Questo è un decreto boomerang» sottolinea la vice-presidente della giunta regionale che sostiene la necessità di un discorso nuovo sulla immigrazione scevro da dinamiche di propaganda.

Secondo Gualmini bisogna lavorare sui flussi migratori orientati al lavoro, favorendo l’ingresso di un numero di persone di cui si ha effettivamente bisogno.

«In Emilia Romagna - prosegue - ci sono aziende che cercano manodopera che non trovano. Cambiando la legge nazionale, come in parte ha fatto anche la Germania, si possono far entrare le persone che servono al sistema produttivo del nostro Paese. È questa la vera battaglia da fare». —

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