Bolognina, la strage dei treni dopo 14 anni «Dimenticare è impossibile»
Ieri a Bolognina la commemorazione della tragedia con 17 morti e 80 feriti «Dolore e silenzio, lo stesso dei soccorritori che operavano in un clima surreale»
CREVALCORE. «Dimenticare è impossibile. Ogni anno, il 7 gennaio, noi ci saremo». Con queste parole commosse il sindaco di Crevalcore, Claudio Broglia, ha condotto ieri la commossa cerimonia di commemorazione della strage dei treni tra Camposanto e Crevalcore, a Bolognina. Diciassette morti, molti dei quali modenesi, commemorati con la messa e la deposizione di fiori al cippo dedicato alle vittime, nel parco della piccola borgata. E con lo struggente fischio dei treni in transito.. Alle 12.53 del 7 gennaio 2005, in una fitta nebbia, un interregionale da Verona e un convoglio merci con putrelle di acciaio che sopraggiungeva da Roma si scontrarono frontalmente sulla linea Bologna-Verona allora a binario unico.
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Una tragedia, che provocò anche 80 feriti, attribuita semplicisticamente ad un errore umano di un macchinista che non vide il semaforo rosso scontrandosi con il convoglio che arrivava in direzione opposta. Il treno era privo di Scmt, Sistema controllo marcia treno, meccanismo automatico che blocca il treno in caso di mancato rispetto dei segnali.
Il processo penale si è chiuso nel 2011 con l'assoluzione di dieci dirigenti delle Ferrovie e non si è tenuto un processo di appello. Ma il processo della memoria non si è mai chiuso. Ieri ad assistere c’erano i parenti di alcune delle vittime: «Aspettavo mio marito a Bologna in stazione - ha raccontato una vedova - dissero che c’era stato un incidente, capii subito, non mi aveva telefonato. Venni qui e non mi fecero passare. Ci diedero l’ufficialità solo l’indomani, ma io avevo già compreso... Terribile».
Tra tante autorità, a rappresentare il modenese ieri c’erano i gonfaloni dei Comuni coinvolti, e qualche sporadica presenza. Assenti i parenti, molti dei quali non se la sono mai sentita di presenziare.
Il sindaco Broglia ha voluto che al posto di tante parole ci fossero momenti di riflessione, mentre di “ricostruzione” - un termine preso in prestito dal terremoto, ma con ben più alto significato - ha parlato don Francesco, anche nell’omelia a Crevalcore. Il parroco, in quel freddo e agghiacciante 7 gennaio, fu tra i primi a prestare soccorso, a dare una parla di conforto.
«C’era un silenzio surreale - ha aggiunto Broglia - mentre si estraevano i cadaveri e quel che restava di persone care». Nell’incidente morirono i modenesi Daniel Burali, 20 anni, che a Mirandola era stato a trovare i nonni, la psicologa Anna Martini di San Martino Spino, il prof del liceo Pico, Andrea Sancini, 32 anni. E poi Francesco Scaramuzzino, il ferroviere in servizio a San Felice. Da Finale Antonello Zoboli, 32 anni, avvocato e assessore del Comune, con la moglie e la cognata, Diana e Cinzia Baraldini, 30 e 36 anni. Avevano preso il treno lasciando l’auto a San Felice, ritenendo di poter viaggiare più sicuri.
Da quelle morti sono scaturite solidarietà commoventi. E senso della vita: erano 800 i concorrenti alla maratona podistica corsa il 7 gennaio a Crevalcore. Uno di loro, un recordman particolare, è arrivato apposta dall’Australia. —
Alberto Setti
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