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Lama di Monchio non saluta le feste e vuole restare ancora un grande presepe

Daniele Montanari
Lama di Monchio non saluta le feste e vuole restare ancora un grande presepe

Dopo le rappresentazioni della Natività e dell’arrivo dei Re Magi le ottanta opere nel borgo si fanno ammirare per quasi tutto gennaio  

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PALAGANO. Dagli artefici degli spaventapasseri estivi non ci si poteva non aspettare qualcosa di speciale per Natale.

E infatti quest'anno è stata da record la rappresentazione di presepi nel piccolo borgo di Lama di Monchio, che ha avuto il suo momento clou domenica con l'Epifania e dell'arrivo dei Re Magi. Un'ottantina le opere esposte in ogni angolo del paese, che a grande richiesta rimarranno fino al 20 gennaio: sono accese tutte le sere, chiunque viene a vedere è il benvenuto. Il borgo si è costellato di luci anche domenica, ma solo dopo la mobilitazione in costume che ha visto alle 15 i Magi (Tiziano Compagni, Oscar Paganelli e Pellegrino Pigoni) salire dalla strada in sella a splendidi cavalli neri (affiancati dagli scudieri) fino all'Oratorio di Santa Lucia e, a fianco, il cortile della casa di famiglia delle sorelle Alessandra e Maria Grazia Casini (anime della festa), dove è stata allestita la Natività. In una suggestiva capannina, Maria (Ilaria Ricchi), Giuseppe (Matteo Comincini) e il piccolo Samuel (pochi mesi) a fare Gesù, in una cornice di pastori e angeli e asinelli (quelli di Ylenia Bertugli). Quindi la messa di don Tomasz e dopo il momento conviviale che ha visto riuniti giovani, anziani e tanta gente da fuori per gli auguri, facendo rivivere non solo le tradizioni, ma anche i sentimenti di una volta. E poi ecco alle 17, dopo il tramonto, accendersi ogni angolo del borgo (anche quelli disabitati) con presepi di ogni tipo.

Con materiali semplicissimi e tanta fantasia sono state create rappresentazioni sbalorditive, in diversi casi fatte dai paesani davanti alle case delle persone anziane, per farle sentire meno sole. Piccoli gioiellini come il presepe tutto di bottoni, quello di tappi di sughero, la rappresentazione tutta in maglieria con volti super-espressivi, quella al Polo Nord e quella con gli strumenti musicali per ricordare, come diceva Tchaikovsky, che “i fiori, la musica e i bambini sono i gioielli della vita”. Poi la Stella Cometa con Madre Teresa e a fianco le foto di tutte le mamme del posto, la Natività fatta tutta con fondi di bottiglia, quella con le statuine di creta, quella messa in una vecchia credenza da 6 anni senza che il muschio si sia deformato. Le statuine posizionate con infinita pazienza in vecchi forni a legna, pozzi, legnaie, botti, mastelli, e molto molto altro. Immancabili i presepi-pupazzo: il tenero Giuseppe che insegna il lavoro di falegname al piccolo Gesù (su fondale della pittrice Maria Teresa Martinelli), i vignaioli nel fienile (dove è la contadina a tenere il Bambinello), il ricordo della fornaia Florinda mentre cuoce nel forno (a richiamare Betlemme “casa del pane”) e le due grandi tende poste agli estremi del paese: una dedicata ai cristiani martiri (un cielo di stelle) e l'altra all'ingresso vista come “tenda dell'accoglienza”, dove Gesù è stretto da un pastore, che rappresenta i reietti del tempo. —

Daniele Montanari

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