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AGGRESSIONE DIETRO LA STAZIONE 

Uno schiaffo durante una lite: muore dopo due mesi in coma

Carlo Gregori
Uno schiaffo durante una lite: muore dopo due mesi in coma

Non ce l’ha fatta il 32enne nigeriano malmenato da un connazionale in via dell’Abate: l’uomo resta in carcere, la Procura ordina un’autopsia

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Non ce l’ha fatta. Dopo quasi due mesi di ricovero in coma è morto Erathon Trechouf Iguma, il nigeriano 32enne schiaffeggiato con violenza durante una lite e lasciato sul marciapiedi a lungo prima di venire soccorso. È deceduto all’ospedale di Baggiovara sabato pomeriggio dopo una lunga agonia e nonostante i tentativi del personale medico di tenerlo in vita.

Il decesso dell’immigrato di origini africane ha spinto il pm Lucia De Santis, titolare dell’indagine sull’episodio violento, a disporre un’autopsia accurata per chiarire innanzitutto le cause del decesso in base alla segnalazione della Medicina legale.

Le cure prestate a Iguma non sono state lineari. È arrivato dal pronto soccorso, è stato inizialmente ricoverato in Rianimazione, poi trasferito in Neurochirugia e quindi al reparto di Riabilitazione. Bisogna quindi capire se la causa del decesso è riconducibile a quello schiaffo oppure ad altro o anche a specifiche condizioni di salute. Per questo la Medicina legale di Modena è stata incaricata di consegnare una relazione.

Nel frattempo l’autore dell’aggressione, un 24enne anche lui nigeriano residente in città, è ancora in carcere come custodia cautelare , anche dopo la conferma del Tribunale del Riesame. Contro di lui, ex operaio, l’accusa per ora resta di lesioni gravissime. Se mai risultasse che la causa del decesso di Iguma è collegata al suo schiaffo, l’accusa potrebbe arrivare a trasformarsi in omicidio preterintenzionale. Ma, come detto, è ancora presto per trarre conclusioni.

Resta lo sconcertante episodio, risalente al 9 novembre. Tutto filmato, attimo per attimo, nitidamente da una telecamera comunale piazzata proprio di fronte all’incrocio tra via Niccolò dell’Abate e via Mazzoni, dove è avvenuto il fatto. Immagini che lasciano poco spazio all’interpretazione nei comportamenti (il sonoro non c’è, quindi manca il dialogo della lite con le sue motivazioni). C’era ancora luce: nel video si vedono due giovani all’angolo che chiacchierano. Improvvisamente se ne avvicinano altri due.

Due di loro litigano accanitamente, ma non solo loro ad essere al centro della disputa. Discutono su cosa è appena accaduto tra uno di loro, il più alto, e un terzo che si trova accanto a loro. Infatti quello alto si rivolge al suo avversario - che è poi Iguma - e litiga solo con lui, mentre gli altri due ascoltano e si ritirano in un angolino senza intervenire mentre l’atmosfera si fa sempre più rovente.

Quello alto parla concitatamente, allunga freneticamente una mano verso l’altro. Poi Iguma dice qualcosa. Un attimo di immobilità e parte un ceffone a piena mano che lo fa cadere rigido a terra. Il 32enne batte la testa sul marciapiede e resta disteso in mezzo alla strada, mentre i due testimoni se ne vanno osservando l’aggressore che inforca una bici e se ne va via stringendo qualcosa in mano. Iguma resterà a terra ferito e privo di sensi. Poi arriveranno i soccorritori chiamati da un vicino che non poteva reggere la vista di questa scena agghiacciante.

I paramedici del 118 lo caricano in ambulanza privo di sensi e lo portano al pronto soccorso di Baggiovara. I medici lo visitano e stabiliscono che è un caso gravissimo. Viene portato in Rianimazione. È sempre in coma. A questo punto, i riflettori su di lui si spengono mentre prosegue l’indagine della Procura e si avvia un iter giudiziario sul 32enne - trovato pochi giorni dopo dietro il Teatro Storchi - prima con l’ottenimento della custodia cautelare in carcere e poi con la conferma del Riesame dopo che la difesa del 24enne aveva cercato di attenuare la misura cautelare.

Il giovane accusato ha una sua storia in Italia. Arrivato in Sicilia con un gommone, ha chiesto e ottenuto a Gubbio un permesso di soggiorno temporaneo come richiedente asilo perché, come sostiene, è fuggito dalla Nigeria come perseguitato politico. Trova anche un lavoro da operaio a Modena ma poi lo perde. Infine la lite. Da quel giorno è in cella. —



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