Contro Cavaliere decine di colpi con furia omicida
La relazione consegnata dalla Medicina Legale indica che il decesso fu causato da tagli a raffica in tutto il corpo inferti utilizzando un cutter
Decine e decine di tagli più o meno profondi sulla gola, sulle braccia e le gambe e sul petto. Colpi secchi di un cutter da lavoro - sequestrato dalla polizia - ripetuti a raffica che nell’arco di forse neppure un minuto hanno portato alla morte di Raffaele Cavaliere, conosciuto imprenditore campano da decenni nel mondo edile modenese. Colpi che un po’ alla volta hanno provocato nella vittima un doppio shock: uno traumatico con perdita di conoscenza e uno cardiocircolatorio causato dalla ingente perdita di liquidi corporei oltre che di sangue. Questo è il quadro a grandi termini riportato dalla corposa relazione della Medicina Legale di Modena sull’omicidio compiuto il 12 giugno scorso seguito dall’abbandono del cadavere nella parte posteriore della sua auto lasciata sulla strada per Gaggio di Castelfranco, subito dopo l’incrocio di via Emilia. Un delitto trucido dettato da una furia scoppiata probabilmente al termine di una accesa discussione tra Cavaliere e il suo assassino. Questa relazione è sul tavolo del pm Marco Niccolini, della difesa - accusato dell’omicidio è il 50enne Pietro Ragazzo, ex socio della vittima - e della parte offesa per conto dei familiari della vittima.
L’indagine è entrata così nella sua fase matura. Il pm Niccolini ha infatti annunciato la volontà di interrogare Ragazzo verso la fine del mese. Ragazzo, che si è sempre dichiarato estraneo all’omicidio e innocente, si era rifiutato di rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia dopo l’arresto compiuto dalla Squadra Mobile. Da subito, la sua posizione era però parsa grave. Nell’alba successiva alla notte dell’omicidio aveva chiamato un conoscente per farsi venire a prendere. Gli aveva detto che si trovava vicino al luogo in cui era ferma l’auto della vittima col cadavere dentro. —
C.G.
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