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BRACCIO DI FERRO per l’INCARICO 

Disputa per la Procura «Giovagnoli ha i titoli La nomina è da rifare»

Disputa per la Procura «Giovagnoli ha i titoli La nomina è da rifare»

Il Consiglio di Stato tira le orecchie al Csm: ha violato quanto stabilito con la sentenza preferendo Lucia Musti

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Per la terza volta, il Consiglio di Stato ordina di rifare da zero la procedura di nomina del capo della Procura di Modena, una disputa che dura da anni. La sentenza della quinta sezione del Consiglio di Stato, resa nota ieri, boccia anche la seconda nomina di Lucia Musti sotto la Ghirlandina dando ancora una volta ragione a Paolo Giovagnoli che per quell'incarico si era candidato vedendosi però scavalcato con motivazioni che ha deciso di impugnare. Ha fatto ricorso contro la decisione della commissione del Csm del 13 gennaio 2016, ma da allora si è aperto un lungo braccio di ferro ora arrivato all'ennesima pronuncia. E stavolta i legali di Giovagnoli, stante le resistenze del Csm, che ha continuato ad incaricare la Musti nonostante le pronunce contrarie del Consiglio di Stato, avevano anche chiesto la nomina di un commissario per gestire la procedura di nomina del procuratore capo di Modena: è una sollecitazione che non è stata recepita («Non si ravvisa la necessità di nomina di un commissario ad acta»), ma il ricorso di Giovagnoli è accolto.

E così il Consiglio di Stato dichiara nulla la delibera del Csm dello scorso 25 luglio che aveva rinnovato l'incarico a Musti e «ordina l'ottemperanza delle sentenze» già emesse il 17 gennaio 2018 e il 2 luglio 2018 «mediante rinnovazione del procedimento di valutazione» dei pretendenti alla carica di procuratore capo di Modena. Il Consiglio di Stato dà 30 giorni al Csm per fare tutto. E stavolta c'è una novità: l'attuale conformazione del Consiglio Superiore della Magistratura è differente da quella che aveva insistito sul nome di Musti nonostante le pronunce del Consiglio di Stato.

Giovagnoli non ha mai accettato di vedersi “superare” dalla dottoressa Musti in virtù della esperienza della collega in qualità di procuratore aggiunto a Modena, mentre lui invece proveniva dalla guida della Procura di Rimini. E infatti il Consiglio di stato gli ha dato ragione, riconoscendo il difetto di motivazione della nomina della Musti. La situazione però non è cambiata e quindi Giovagnoli ha chiesto al Consiglio di Stato di far eseguire la sua sentenza. Il Csm ha rinnovato allora la Musti e il 2 luglio scorso il Consiglio si è di nuovo pronunciato contro. A luglio la Musti è stata appunto re-incaricata e così gli atti sono stati ancora impugnati da Giovagnoli. Csm e Ministero di Grazia e Giustizia hanno “resistito”, ma il Consiglio di Stato ribadisce le sue ragioni e scrive che «il Csm ha violato» quanto stabilito dalla sentenza «che aveva espressamente escluso che la prevalenza della dottoressa Musti potesse essere fondata sulla miglior conoscenza dell'ufficio e del relativo territorio: principio come detto ribadito in altra controversia ma manifestamente disatteso dalla reiterata delibera del csm». Tutto da rifare, dunque. «Va dichiarata la nullità della delibera consiliare adottata in violazione ed elusione del giudicato» e per «evitare il reiterarsi dei vizi già constatati», il Consiglio di Stato raccomanda che «la rinnovazione del procedimento - che deve avvenire entro 30 giorni dalla notificazione della sentenza - dovrà muovere dalla comparazione dei già rilevati profili dei due candidati ». —

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