Ex-Fonderie: si riparte dal Dast Una nuova vita per la palazzina
Presentato il primo stralcio dei lavori, cantiere nel 2020 Ospiterà l’Istituto storico della Resistenza e una biblioteca
Spiega di aver messo i piedi bene a terra, in modo da essere pronto a partire quando sarà il momento. Cioè nel 2020, se tutto procederà come dovrebbe: quel che conta, comunque, è fare un passo alla volta, dando concretezza a un progetto che troppe volte è rimasto un semplice annuncio. Con una conferenza-lampo convocata subito dopo la prima riunione di giunta post vacanze natalizie, il sindaco Gian Carlo Muzzarelli celebra il 69esimo anniversario dell’Eccidio delle Fonderie rilanciando un progetto dall’alta valenza simbolica, dal momento che l’obiettivo è far rivivere un luogo strettamente (e dolorosamente, visti gli scontri che nel 1950 costarono sei vite umane) legato alla memoria della città e alla cultura del lavoro.
Non è un caso che la memoria sia al centro del progetto di riqualificazione delle ex Fonderie riunite di viale Ciro Menotti: il primo stralcio dei lavori, presentato ieri mattina, porterà al recupero e alla riqualificazione della palazzina delle Fonderie, destinata a ospitare l’Istituto storico della Resistenza, che oggi ha sede nel vicino ex mercato ortofrutticolo. Un luogo che prenderà il nome di “rettangolo del Novecento”, proprio per ricordare la storia della palazzina, mentre con il secondo e terzo stralcio dei lavori si punterà a realizzare il “quadrato dell’innovazione”, decisamente più orientato verso il futuro, dal momento che qui nascerà il Distretto per l’accelerazione e lo sviluppo della tecnologia. A illustrare le novità è stato dunque il primo cittadino, che ha parlato di «proiezione nel futuro per far rinascere un luogo sofferto. Così, nel settembre scorso abbiamo partecipato e vinto il bando regionale che ci ha assegnato il massimo dei fondi, ovvero un milione e mezzo, che rappresentano poco meno della metà della cifra che serve per realizzare l’intero primo stralcio (3,7 milioni)». Un progetto che, come ha ricordato l’assessore alla Cultura Gianpietro Cavazza, «non si limita a recuperare uno degli edifici simbolo della città, ma ha anche un’alta valenza culturale, rigenerando e “raccontando” nel modo migliore possibile un pezzo di Modena. Del resto - ha aggiunto il vicesindaco - se c’è una cosa poco conosciuta e studiata nelle scuole, è proprio la storia del ‘900: ebbene, questa è una grande occasione per la città per ricordare la sua storia relativa al secolo scorso». Ma cosa cambierà dunque nell’area di 43mila metri quadrati abbandonata negli anni ‘80? In sostanza, l’impianto dell’intervento è quello del 2009, quando il progetto Dast vinse il concorso nazionale di idee, tanto che lo sviluppo del progetto è stato affidato a Sofia Cattinari, l’architetto che lo presentò. Diversamente dal programma di dieci anni fa, però, oggi non è più previsto l’insediamento di attività commerciali o residenziali, se non per funzioni strettamente connesse alle iniziative che verranno sviluppate con gli stralci successivi. Se dunque il primo stralcio - il Comune avrà tempo fino a giugno per sviluppare il progetto definitivo, poi è prevista la definizione dell’accordo di programma con la Regione, e nel 2020 potranno essere aggiudicati i lavori - porterà al recupero della palazzina in cui si insedierà l’Istituto storico, le due fasi successive riguarderanno l’area dell’edificio industriale, dove nasceranno uffici e laboratori di ricerca dedicati alle tecnologie applicate all’automotive. Con l’ultimo stralcio, che riguarda l’area est del comparto, sono quindi previsti nuovi edifici per le attività complementari. —
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