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castelnuovo 

L’addio ad Andrea Lombardi tra lacrime, incredulità e rabbia

F.D.

Chiesa gremita per i funerali del 28enne deceduto in un incidente autostradale Gli amici: «Vola come un aquilone». La fidanzata dall’ospedale: «Ti amo»

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castelnuovo. Le lacrime e i singhiozzi interrompono spesso la messa. Perché erano tantissimi, soprattutto giovani, coloro che hanno voluto dare l’ultimo saluto al 28enne Andrea Lombardi, deceduto in un drammatico incidente in autostrada dopo l’attraversamento delle corsie da parte di un branco di cinghiali. In una chiesa pienissima, in cui erano presenti anche il sindaco Massimo Paradisi, la suo vice Daniela Sirotti Mattioli e l’assessore Matteo Ferrari, tutti hanno ascoltato in silenzio le parole di don Fabrizio Colombini, che non ha nascosto neppure i sentimenti di “rabbia e incredulità” per una morte assurda e dolorosa. Ma il parroco, citando il poeta libanese Kahlil Gibran e il valore della resurrezione, ha anche cercato di confortare la famiglia - il papà Luigi, la mamma Maria Giovanna e i fratelli Monica e Marco - chiedendo a tutti di stare loro vicini.

Un messaggio che gli amici hanno subito raccolto, partecipando alle esequie, lasciando corone di fiori (ce n’erano anche degli ex compagni di scuola o dei colleghi dell’hotel Michelangelo di Sassuolo) e accogliendo la salma con un cartello con sopra impresse le foto della vita di Andrea. “Un aquilone che vola nel cielo” lo ha descritto un amico al termine della cerimonia; “il migliore di tutti, sempre pronto a vedere la vita in modo positivo, a regalare un raggio di sole con un sorriso”.

Andrea era così, scanzonato - se si vuole - ma animato dall’amore per la vita, per l’arte, per tutti coloro che gli sono stati accanto in questi 28 anni. E da quattro era entrata nella sua vita la fidanzata Marina, ancora ricoverata in ospedale, che ha voluto mandare un messaggio al suo “amore”. Un saluto commovente affidato alle parole di un amico in cui ricorda il loro legame, le telefonate dopo poco che si erano salutati al mattino, il gesticolare di Andrea, la voglia di essere “l’uno dell’altro”. E poi quel sogno, fatto nella notte, in cui il suo innamorato è seduto sul comodino accanto al letto dell’ospedale mentre mangia un cioccolatino. Le lacrime fanno da corollario all’ultimo invito di Andrea: “Io sono il capitano della mia anima. Amatemi ancora”. —

F.D.

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