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CRIMINALITÀ 

Capobanda di ladri nelle case catturato dopo una lunga fuga

Capobanda di ladri nelle case catturato dopo una lunga fuga

La Squadra Mobile intercetta la gang e interviene dopo una razzia a Nonantola Un arresto a Sorbara, scoperto un ricettatore. Si indaga su decine di colpi

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Lo ha tradito un’impronta digitale. L’aveva lasciata in un borsone pieno di cellophane abbandonato dopo un colpo a Villanova di Modena. Quando la Squadra Mobile e la Scientifica della polizia di stato sono arrivati a identificarlo e dargli la caccia, lo hanno trovato con due complici in un casolare di Sorbara, alloggiati da un 40enne modenese senza soldi, poi li hanno seguiti col gps fino a un colpo a Nonantola dove gli agenti sono entrati in azione.

Dopo una fuga disperata tra i campi e a Modena, il capo è stato preso e arrestato. Ora su ordine del pm Giuseppe Amara il capobanda è in stato di fermo in carcere; il suo difensore, l’avvocato Alberto Boni, ha chiesto il patteggiamento. Un suo complice della gang è stato denunciato e denunciato è anche un ricettatore mentre si cerca il terzo della banda del quale si conosce l’identità.

Con questa operazione lunga, complicata e pericolosa la Squadra Mobile, capeggiata dal dottor Blasco, e la Procura hanno smantellato una delle più pericolose bande di ladri d’appartamento: un gruppo di giovani albanesi che gravitava tra Modena e Firenze compiendo decine e decine di colpi spesso con bottini ingenti, finora non ritrovati.

Che si trattasse di una pericolosa gang di ladri professionisti lo si capisce dal brusco calo di furti dopo che è stato catturato il loro presunto capo: Fogert Lecaj, 27 anni, albanese in Italia illegalmente. Al suo nome e al suo volto la Scientifica è arrivata dopo un’indagine dattiloscopia sull’impronta nel borsone vuoto abbandonato dopo un lucroso colpo in via Cremaschi, a Villanova, compiuto la notte del 30 agosto. Forzate le inferriate e la finestra, i ladri razziarono gioielli, oro e assegni per un ingente valore. Grazie al controllo di vicinato, molto attivo in zona, era scattato l’allarme e alla vista della Volante della polizia i ladri sono scappati abbandonando quell’unica impronta. Ma Mobile ha cercato il 27enne scoprendo che era ospite con due connazionali in casa di un 40enne di Sorbara di Bomporto che per pochi spiccioli li alloggiava di nascosto (potrebbe essere denunciato per favoreggiamento). Piazzato un gps sotto la Mercedes Classe A usatadai ladri, la Mobile li ha seguiti. Finché è scattato un nuovo colpo.

La polizia stessa è rimasta sorpresa dai metodi per niente comodi adottati dalla banda, sicura in questo modo di non essere scoperta: la notte del 14 dicembre, parcheggiata l’auto in un piazzale di una pizzeria distante, i tre sono andati lungo una ciclabile nella nebbia fitta fino alla casa da assaltare. L’irruzione della polizia ha messo in fuga uno dei tre, mentre i due complici sono tornata in auto al covo di Sorbara. Quando la polizia è entrata, Lecaj è saltato dalla finestra scappando nei campi al buio, mentre il complice veniva preso e denunciato per furto aggravato e continuato (non aveva refurtiva addosso). Quella notte il capobanda in fuga ha dormito all’addiaccio in mezzo ai campi. Di mattina una pattuglia lo ha trovato a Modena vicino allo stadio mentre aspettava un autobus per fuggire e sono scattate le manette. Il fermo di polizia emesso dal pm Amara lo ha portato in carcere. Presto potrebbe patteggiare.

Ma le indagini sono proseguite. Identificato il bandito sfuggito a Nonantola, la Mobile è sulle sue tracce. Intanto resta irrisolto il mistero del nascondiglio dei bottini. Più si indagava più emergevano possibilità concrete che la banda avesse compiuto decine di colpi razziando nelle case di Modena e provincia oro, gioielli e denaro. Ma il tesoro era introvabile. Finché una telefonata memorizzata sul cellulare di Lecaj ha portato a un suo connazionale residente a Modena. La perquisizione della Mobile ha prodotto un’ulteriore scoperta: il sospettato era sì un ricettatore ma il garage di casa sua era stipato di altra merce rubata: strumenti di lavoro, attrezzi e tanto altro; tutto già restituito alla ditta razziata. È stato denunciato per ricettazione. L’operazione prosegue. —

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