Gazzetta di Modena

Modena

Condominio infinito, via libera ma i locali sono già vandalizzati

Saverio Cioce
Condominio infinito, via libera ma i locali sono già vandalizzati

L’edificio fu annunciato come esempio di cohousing, la coop edilizia è fallita Venti famiglie aspettano di entrare in possesso di appartamenti già quasi pagati

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C’è un filo di luce in fondo al tunnel per le venti famiglie che da tre anni aspettano di entrare in possesso degli appartamenti acquistati nel condominio-fantasma di via Divisione Acqui.

Martedì sera infatti è arrivato l’atteso via libera dal commissario straordinario e che gestisce la coop edilizia Nuova Modena, finita a gambe all’aria per questioni finanziarie. È il penultimo di una vicenda iniziata nel maggio 2016 e che dovrebbe vedere il prossimo 24 gennaio un passaggio ufficiale del Comune di Modena, che dovrebbe presentare in consiglio comunale la modifica della convenzione e permettere così agli inquilini in attesa di entrare in possesso dei loro appartamenti a cui mancano infissi, impianti, rivestimenti e finiture. Sulle varie clausole, a cominciare dalla modifica del prezzo di vendita che potrebbe essere inferiore del 20% rispetto a quanto stabilito come corrispettivo dei lavori mancanti, c’è stato il consenso del commissario straordinario.

Tutto finito per il meglio dunque? Gli inquilini tengono le dita incrociate anche perchè da settembre quel grande edificio quasi pronto ma vuoto è diventato l’alloggio di balordi e clandestini di ogni genere. Basta fare un giro attorno al perimetro recintato del cantiere per vedere persino panni stesi sulle ringhiere, oltre a scarpe, suppellettili, coperte e giacconi. Nel secondo piano che dà verso il parco le tracce di un falò acceso vicino al balcone, utilizzando evidentemente rottami di plastica e simili che poi hanno preso la mano agli abusivi. I danni sono fatti: agli inquilini toccherà sobbarcarsi anche altri costi di bonifica e risistemazione.

L’edificio con le sue occhiaie vuote spicca in mezzo al verde del parco Divisione Acqui, a due passi dalla Piscina Pergolesi e della Questura, è rimasto bloccato come garanzia per i creditori. E gli aspiranti inquilini, che avevano versato cifre oscillanti tra i 50 e i 150 mila euro come caparra e anticipo prima del rogito, si sono ritrovati nei guai. Svuotato il salvadanaio, conto corrente asciutto, senza la nuova casa e spesso senza neppure l’abitazione, venduta per fare cassa e nel frattempo consegnata ai nuovi proprietari. Alcuni hanno dovuto cercare appartamenti in affitto pagando due volte, per le rate del mutuo e per l’affitto di un alloggio provvisorio. In questi tre anni l’ipotesi di comprare almeno il grezzo del fabbricato, in cui sono stati completati muri, intonaci e tubature, è rimasta bloccata dal caos legale in cui è finito l’edificio con il suo corredo di finanziamenti agevolati.

Costruito e pubblicizzato con grande enfasi come esempio di “cohousing”, con locali per depositare e aggiustare le biciclette, lavanderia e spazi comuni, al momento in cui fu siglato l’accordo con gli enti locali, l’intero fabbricato si è fermato dopo il tracollo finanziario della cooperativa edilizia che avrebbe dovuto completare l’edificazione; quanto ai lavori sono stati eseguiti da una ditta della Bassa reggiana che a sua volta accampava diritti per mancati pagamenti.

Un braccio di ferro accompagnato da documenti ufficiali di dubbia paternità ha ulteriormente complicato la vicenda che ora, dopo 900 giorni, potrebbe trovare una conclusione. —



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