Gazzetta di Modena

Modena

ALLA COMMEMORAZIONE DEL 9 GENNAIO 1950 

Eccidio, la Digos distrugge un’opera di street art

Carlo Gregori
Eccidio, la Digos distrugge un’opera di street art

Prima del ricordo, poliziotti in borghese fanno a pezzi il cartellone del noto gruppo di artisti Collettivo Fx: «È inopportuno»

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Un’opera sull’Eccidio del 9 Gennaio creata apposta dal Collettivo Fx - gruppo conosciuto di street art emiliana che ruota attorno a Reggio - è stata distrutta ieri mattina da agenti della Digos in borghese davanti al pubblico. Il gesto è stato motivato dal fatto che si trattava di «un’opera inopportuna», come detto da un agente. A un ragazzo che ha chiesto perché distruggere un’opera, sono stati immediatamente chiesti i documenti. A chi stava per fotografare è stato intimato di non scattare foto e di non fare video della distruzione. Subito dopo, la commemorazione per l’Eccidio del 9 gennaio 1950 - in ricordo dell’uccisione di sei modenesi che partecipavano allo sciopero di via Ciro Menotti davanti alle Fonderie - è proseguita secondo protocollo in presenza del sindaco Gian Carlo Muzzarelli. Molti dei presenti, però, sono rimasti turbati e hanno segnalato con post sui social, mail e a voce cosa era accaduto: la notizia si è diffusa in fretta in città.

La vicenda si è svolta in due tempi diversi. Stando ai testimoni, alle 8.15 circa (quando era in corso l’adunanza dei partecipanti davanti alla torre piezometrica della Crocetta) si è fermata un’auto, è sceso un uomo in borghese che ha fotografato e ripreso il pannello mobile con un grande disegno su carta a strisce raffigurante un fotografo che riprende un soggetto e una fucilazione. Due sagome sfasate, due significati molto diversi legati alle parole “obiettivo” e “shooting”.

Mentre il pubblico affluiva notando quest’opera, alle 8.45 tre agenti di polizia in borghese l’hanno letteralmente strappata e fatta a pezzi intimando ai presenti: «Non fate foto o riprese mentre la togliamo!». Dopo che l’opera è stata distrutta e gettata sotto un cartellone pubblicitario, alcuni hanno chiesto spiegazioni. A un fotografo un agente ha detto: «È una schifezza». A un altro è stato detto che era «un’opera inopportuna». Nessuna reazione successiva è arrivata dalle autorità.

Resta da capire chi ha ordinato questa distruzione: se è stata un’iniziativa degli agenti stessi o di loro superiori della questura; se c’è stata una sollecitazione. E soprattutto perché la Digos distrugge un’opera artistica configurandola così come un pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico, dato che questo è il suo incarico. Un’opera magari discutibile o irritante da un punto di vista artistico o politico, ma che è pur sempre una testimonianza di questi tempi e che anticipa quanto appena annunciato dalla giunta: un bando con Hera per un’iniziativa di street art che inserisca la torre «nel percorso sulla memoria storica». Oltretutto l’opera “censurata” è stata creata da esponenti della street art regionale molto conosciuti, il Collettivo Fx; gli stessi che hanno realizzato opere alle ex Reggiane e in tanti altri spazi urbani emiliani e italiani. Da noi contattati, gli autori commentano con ironia: «Era nostra intenzione farla durare non più di 24 ore, quindi in qualche modo ci ha tolto lavoro... Non ci siamo ancora fatti un’idea precisa, perché non ci aspettavamo la distruzione di un’immagine che non fa altro che sollevare un argomento. Certo è un gesto che viene da un clima di preoccupazione e di pressioni che altera la lettura delle cose». —



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