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Modena, i sindacati e i lavoratori da ricollocare: «Coop Alleanza 3.0 deve migliorare relazioni sindacali e qualità del lavoro»

Modena, i sindacati e i lavoratori da ricollocare: «Coop Alleanza 3.0 deve migliorare relazioni sindacali e qualità del lavoro»

Filcams: «I carichi sono a volte eccessivi, abusi negli orari» Fisascat: «Sorpresi negativamente, troppi mesi di silenzio»

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MODENA. Vero è che Coop Alleanza 3.0 garantisce che tutti gli impiegati in esubero saranno ricollocati o prepensionati, e sempre con il loro consenso, vero è che il confronto con i sindacati è comunque garantito.

Ma all’indomani dell’annuncio del colosso della grande distribuzione, che parla di una riorganizzazione interna in cui saranno dimezzati gli addetti amministrativi nelle sette sedi e uffici in Italia, accade che i sindacati Cgil e Cisl si sentano in dovere di esternare la propria preoccupazione e di richiamare la grande cooperativa a rivedere le relazioni sindacali.

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Per primo ieri è intervenuto il sindacato Filcams Cgil Modena, precisando fra l’altro che il numero degli esuberi è di 752 persone.

«L'azienda - dice Laura Petrillo di Filcams - ha presentato una profonda revisione dell'attuale struttura organizzativa e dei processi di funzionamento nei diversi territori dove è presente. Una revisione che avrebbe come effetto la riduzione di ben 752 persone fra gli impiegati delle sedi amministrative su base nazionale, gran parte dei quali nei territori emiliani. Coop Alleanza 3.0 ha comunque dichiarato l'obbiettivo di un “impatto occupazionale zero”, sia attraverso incentivi all'esodo volontario rivolti a lavoratori vicini al pensionamento, che mediante ricollocazioni all'interno dei punti vendita. Coop Alleanza occupa a Modena circa 2.400 persone, in prevalenza donne. Nelle sedi amministrative sono impiegate oltre 400 persone. Colpisce negativamente la dimensione degli esuberi annunciati e la tempistica, col 60% degli esuberi previsto già nell'anno in corso. La Filcams/Cgil di Modena è presente in Coop Alleanza con 60 Rsu e 1.200 iscritti. Dopo la fusione abbiamo assistito ad un netto peggioramento delle relazioni sindacali, in particolare con il quasi assoluto superamento delle relazioni a livello di punto vendita».

«Negli ipermercati e supermercati - continua Filcams - abbiamo denunciato una condizione negativa in termini di carichi di lavoro, di abusi sulla gestione degli orari individuali di lavoro, di problemi di relazione tra lavoratori e gruppi dirigenti. Temi che di certo non hanno migliorato la qualità del lavoro e il servizio offerto a soci e clienti. È indispensabile tornare ad un livello di relazioni fortemente decentrato, a partire da supermercati e ipermercati. Anche la complessa vertenza che si è aperta sugli esuberi deve essere un’occasione per recuperare una significativa dimensione territoriale di confronto».

Inevitabile l’intervento anche da parte di Fisascat Cisl Emilia Centrale: «La dismissione di diverse sedi - afferma Fisascat - era stata annunciata nei mesi scorsi. Certo un numero così alto di popolazione lavorativa e di sedi considerate esuberi ci ha negativamente sorpresi. L'azienda, in seguito all'accorpamento di Coop Estense, Coop Adriatica e Coop Consumatori Nordest, si è trovata a gestire una situazione con più persone che svolgono la stessa mansione. In diversi casi questo è stato valutato come un dispendio eccessivo di costi - spiega il segretario generale della Fisascat Cisl Emilia Centrale, Enrico Gobbi - Pertanto è stato quantificato l'esubero nel numero di circa 700 persone full time equivalenti. Noi della Fisascat, con tutta la delegazione unitaria, abbiamo stigmatizzato i mesi di silenzio dell'azienda e sollecitato una stagione di nuove relazioni sindacali. Abbiamo chiesto di aprire tutte le strade possibili per far sì che l'impatto occupazionale sia uguale a zero. Coop Alleanza 3.0 ha ribadito l'intenzione di dar vita a una stagione di nuove relazioni sindacali. Nei prossimi incontri Fisascat Cisl Emilia Centrale sarà presente per garantire che vengano rispettate le annunciate finalità di protezione sociale e impatto occupazionale zero». —


 

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