Gazzetta di Modena

Modena

la sentenza 

Concorrenza tra self service Bocciato l’appello milionario

F.D.
Concorrenza tra self service Bocciato l’appello milionario

Il ristorante “M5” chiede un maxi risarcimento al Comune per la nuova licenza «Ci ha tolto clienti e abbiamo dovuto chiudere». Ma i giudici non trovano il nesso

2 MINUTI DI LETTURA





Era il 18 novembre 1999 quando venne depositata la prima richiesta di risarcimento poi rinnovata nel 2008, bocciata nel 2011 ed infine negata definitivamente da una sentenza del Consiglio di Stato dei mesi scorsi. Ma per 19 anni la sfida commerciale tra self service ha avuto strascichi nelle aule di tribunale, dove è stato coinvolto anche il Comune in quanto responsabile delle licenze commerciali.

Per raccontare la storia bisogna tornare al 1991 quando in via Regina Pacis apre un self service tuttora tra i più conosciuti e apprezzati. A cento metri di distanza, in via Madrid, è però operativo dal 1984 il locale “M5” che svolge la stessa attività di somministrazione per i tantissimi clienti che gravitano in quella zona della città. Gli affari per “M5” stanno andando bene e arrivano a toccare i 225mila euro di fatturato nel 1993 per poi crollare di anno in anno fino ai 50mila euro del 2007, periodo precedente alla chiusura.

Gli ex titolari del self “M5”, che hanno poi dovuto liquidare la società, imputano il drastico calo di introiti all’arrivo della concorrenza, veicolata in via Regina Pacis dal Comune. Ed è quindi il municipio ad essere coinvolto nella lunga vertenza risarcitoria per “l’illegittimo rilascio di licenza per attività commerciale identica a quella dalla stessa esercitata nelle vicinanze”. Perché, tra il 1991 e il 1993, l’altro ristorante - stando a quanto sancito da un tribunale - ha operato tramite una “illegittima volturazione di un’autorizzazione” e poi si è di fatto regolarizzato grazie ad una licenza comunale in nome di un “miglioramento del servizio esistente”. Anche sulla volturazione il self “M5” aveva chiesto lumi ai giudici del Tar, che però non avevano mai disposto una sospensiva del concorrente fino alla sentenza definitiva del 2008, quando però l’attività era ormai cessata.

Per questa vicenda, i titolari di “M5” hanno chiesto un risarcimento milionario al Comune: 1.4 milioni di euro a titolo di danno patrimoniale (computato, per il periodo 29 giugno 1993-7 aprile 2008, prendendo a parametro il “fatturato distratto” per ciascun anno, cui va aggiunto il minore valore dell’azienda) e di 712mila euro a titolo di danno non patrimoniale, di tipo esistenziale (connesso alla “svendita” del ristorante, alla liquidazione della società, alla contrazione di debiti ed alla disoccupazione).

Ma il collegio del Consiglio di Stato, presieduto dal dottor Roberto Giovagnoli, ha giudicato l’appello infondato “pur evidenziando profili di criticità del corredo motivazionale della sentenza appellata”. I giudici hanno però disposto “la compensazione tra le parti delle spese di giudizio” in quanto si tratta di una “vicenda controversa”. —

F.D.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google