Immigrati, mancano i soldi del Governo Intanto pagano le coop
A Modena assistenza a rischio per più di 300 persone e chi anticipa i fondi non ha ancora alcuna garanzia
Che fine hanno fatto gli immigrati modenesi che sulla carta avrebbero dovuto perdere l’assistenza nelle strutture della nostra provincia? Quelli che sono stati accolti in un virtù del “permesso umanitario”, e che ora è stato abolito dal decreto Salvini? Per molti stranieri inseriti nello Sprar (Sistema di Protezione dei Richiedenti Asilo) sulla carta dovrebbero restare senza copertura, ma la legge non è ancora operativa.
Molto semplicemente gli immigrati sono restati dove si trovavano, nelle stesse case o comunità-alloggio dov’erano sino all’approvazione del cosiddetto decreto Salvini. Quella che era stata presentata come una legge contro l’immigrazione è al momento nel congelatore, almeno per le conseguenze pratiche in città. A Modena, come nel resto d’Italia, sono le cooperative sociali che hanno sottoscritto gli accordi con le Prefetture, ad anticipare il pane quotidiano a chi è entrato in Italia.
E i rimborsi? È questo il tasto dolente. Chi gestisce l’accoglienza evita di inasprire la polemica, di mettere in piazza il fatto che si trova nella stretta di risposte che deve dare alle persone che deve gestire, tra vitto, alloggio e corsi di formazione, e i fondi che non si sa se arriveranno.
Di più. Se fino a oggi i ritardi nei rimborsi che viaggiano tra Modena e Roma, tra Prefettura e Viminale, hanno avuto negli anni ritardi di mesi, arrivando a sfociare anche in manifestazioni da parte degli immigrati che non potevano più contare sui tre euro al giorno per le piccole spese quotidiane. Per le associazioni invece venivano a mancare circa 35 euro al giorno per ogni migrante in carico.
E oggi che succederà? Chi pagherà i costi dei migranti ospitati nella nostra provincia? Da parte delle istituzioni c’è un silenzio diplomatico carico di attese per quella che dovrebbe essere una risposta necessaria.
«Non ci sono state disdette esplicite sulle convenzioni - è questo il tam tam che viene ripetuto sottovoce tra Comune, Provincia, Diocesi, Prefettura e associazioni cattoliche e laiche - Questo vuol dire che sono automaticamente rinnovate le convenzioni esistenti sino a quando dal ministero non arriveranno i decreti applicativi. Tutto continua com’è stato sinora, anche senza garanzia scritta di pagamenti pronta cassa a chi anticipa le spese con senso di responsabilità».
Uno spiraglio nella legge c’è, là dove dice che chi è già nello Sprar ha diritto a restarci sino a fine programma. Ma il tempo passa e da Roma non si vedono spiragli. —
Saverio Cioce
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