Mega-discarica di Finale, l’inchiesta svela un piano per imporla. Esposto dei comitati
Giovedì la decisione a Modena sul raddoppio, ma sulla decisione “pesano” le indagini e le intercettazioni di carabinieri e forestali. Pronto un nuovo esposto dei comitati.
FINALE. «L’amministrazione comunale... ha coscientemente favorito il soggetto privato rispetto al generale interesse pubblico, in una sorta di strumentale utilizzo della funzione pubblica...». Parole pesantissime che concludevano la prima parte dell’inchiesta condotta dai carabinieri sulla inquietante vicenda della discarica di Finale, quando ancora a governare il paese c’era Fernando Ferioli.
Stritolato dall’esigenza di inserire nel bilancio del Comune poste attive che ne potessero «evitare il default finanziario», “doveva” dare l’ok al controverso mega ampliamento della discarica, ma mostrare in pubblico una faccia diversa: situazione che determinava «la linea decisa dalla Regione, in base alla quale era necessario mantenere un basso profilo pubblico sulla questione discarica e trovare un accordo da mantenere segreto fino alle elezioni, momento in cui sarebbe stato possibile uscire allo scoperto».
L’informativa dei carabinieri, che ha costituito il corpo centrale di una inchiesta corposa che vede indagati con Ferioli anche, l’ex assessore Angelo D’Aiello, oltre a Riccardo Superbi (ex vicesindaco e oggi dirigente di Feronia, la società partecipata da Hera e Sorgea che raddoppierà la discarica) e ai funzionari che avevano organizzato il raddoppio.
Un progetto, è noto, che dopo la recente e pilatesca decisione del Governo gialloverde giovedì giunge all’atto conclusivo: la Conferenza dei servizi, a Modena, che voterà l’ok all’ampliamento. Così definito solo in virtù di una subdola operazione, come spiega nel dettaglio l’informativa dell’Arma. Ovvero il mancato conferimento degli ultimi rifiuti, per poter sostenere che la vecchia discarica era, è, ancora “viva”.
Intercettazioni telefoniche ed intercettazioni ambientali al vaglio del sostituto procuratore Marco Niccolini raccontano una storia opaca, che affonda le sue radici negli anni.
Fin da quando la fantomatica azienda agricola Colombarotto (nata dall’alleanza tra un noto politico finalese e una potente famiglia di costruttori mirandolesi) si infilò in casa di un agricoltore proprietario dei terreni adiacenti alla vecchia discarica chiusa, e gli offrì una cifra sbalorditiva, sui 600mila euro.
Salvo poi rivendere quei lotti alla allora Sat - oggi Hera - per una cifra tripla. Un “terno al lotto” che non ha impedito accordi successivi, raccontati ai carabinieri da uno dei testimoni chiave per “lo storico”, ovvero l’ex direttore di Sorgea (Angelo Masi) messo alla porta quando si oppose.
Da allora è stato tutto un trattare sottobanco, fanno sapere in sostanza le indagini dei carabinieri, che producono inquietanti intercettazioni ambientali tra D’Aiello e Superbi, tra l’allora assessore Reggiani, gli altri amministratori, i loro referenti amministrativi e Gianluca Valentini, presidente del Cda di Feronia.
A questi spunti dell’indagine si è sovrapposta quella del Corpo Forestale dello Stato, oggi carabinieri forestali. Nella sostanza concludendo che il Comune nonostante il default abbia omesso di chiedere centinaia di migliaia di euro a Feronia che gli doveva per i conferimenti, o che gli ultimi conferimenti sono avvenuti in violazione dei limiti pattuiti e delle scadenze, procurando a Feronia un ingiusto vantaggio. La Procura da ultimo ha disposto nuove perizie.
E oggi alle 10 presso lo spazio civico Ideattiva a Massa Finalese l’ “Osservatorio civico Ora Tocca a Noi” presenterà in una assemblea pubblica una ulteriore denuncia penale, incentrata su dati nuovi dell’inquinamento delle falde acquifere.
Perché ormai è evidente che solo la consistenza di una indagine penale può fermare la strada spianata alla nuova discarica di rifiuti speciali non pericolosi da un milione e 300mila tonnellate in arrivo in via Obici da tutta la regione e oltre, così invisa ai finalesi. —
Alberto Setti
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