Modena, I francobolli in crisi “Caro amico ti scrivo...” è ormai solo un ricordo
Racconto di una mattinata trascorsa al PalaPanini, in occasione del grand evento dedicarto ai collezionisti di francobolli, cartoline, monete, foto antiche.
MODENA. Lucio sarebbe incavolato nero. “Caro amico ti scrivo...” non esiste più o quasi. E ricordando Lucio Dalla scuote la testa Luca, pure lui bolognese, mentre guarda i suoi album, le sue collezioni di francobolli da tutto il mondo esposti su uno dei tanti banconi della Fiera Numismatica e Filatelica che, per due giorni, ha tenuto banco sul parquet del PalaPanini. «I ragazzi non scrivono più lettere. Non si scrivono più gli auguri. Una emoticon, un what’s app, una mail, un sms. La nuova posta è il telefonino.... E allora “Caro amico ti scrivo” diventa vintage». Purtroppo.
Come i francobolli. Palasport pieno per due giorni ma ragazzini zero o quasi. Età dagli “anta” in su. «Perché è l’età in cui si inizia a tornare bambini, a risfogliare la collezione di francobolli ai tempi della scuola, lasciata dal padre o dal nonno», racconta con un pizzico (facciamo tanta) nostalgia Luca Gherardi, uno dei maggiori collezionisti filatelici emiliani e che, come tutti, ha assistito impotente al crollo delle spedizioni postali e delle quotazioni dei francobolli nel Belpaese.
Il Gronchi Rosa? Tre anni fa sul mercato del collezionismo costava circa 800-900 euro. Oggi lo puoi trovare a 500-600 euro. «Le serie fino a inizio Duemila? Le puoi pagare anche appena 4-5 euro. Con tutti, sì proprio tutti i francobolli . In più rispetto il passato adesso le quotazioni più alte sono quelle col timbro postale - spiega Gherardi - I prezzi dei francobolli in tabaccheria o alle Poste sono andati alle stelle e l’avvento dei telefonini, delle mail ha fatto il resto.... Costano ancora tanto le serie più recenti, ma le vecchie, spesso opere d’arte, sono in costante calo. Poi, tra qualche anno, può succedere che tutto torna a decollare. Come i vinili. Gli ellepi. Chi li voleva tre-quattro anni fa? Nessuno. Adesso ogni giorno che passa i prezzi crescono e alcuni sono introvabili».
Eppure è una storia tutta italiana quello del “Caro amico ti scrivo...” che non c’è più. All’estero i francobolli e le poste corrono ancora. Eccome se corrono. E l’Italia che era al primo posto come emissioni e grafica, nell’ultimo decennio è rotolata in fondo. «Guardi questo francobollo emesso dalle Poste elvetiche tre anni fa... - mostra Gherardi - É grande più di un Post.it. Utile ma anche un oggetto d’arte perchè se si stacca il cuore del francobollo e lo si mette su un vecchio giradischi, la puntina che scorre ti fa ascolatre l’inno nazionale». Gli unici? Niente affatto. In tutt’Europa vengono realizzati francobolli che profumano, grazie a microsfere invisibili che al tocco rilasciano l’essenza. In tessuto, addirittura con finti swarovski....
Ma soprattutto è rimasta la cultura, la passione dello scrivere (e leggere...) lettere. Biglietti d’auguri. Domandatevi perchè in Inghilterra o negli altri paesi del Nord Europa dalla grande città al paesino ci sono negozi monotematici che vivono e sopravvivono ancora solo vendendo cartoline, biglietti d’auguri, lettere...E in Italia? Con una popolazione di 60 milioni di abitanti l’ultimo francobollo che fa riferimento a Pitti è stato emesso in 2 milioni di copie. «In India, invece, che di popolazione fa un miliardo e 200 milioni un francobollo arriva a toccare le 300mila copie distribuite...», sottolinea Gherardi .
E allora il mercato corre.
Come in Cina, dove dopo la morte di Mao, vennero bruciati tutti i francobolli rimasti che facevano riferimento a quel passato. «Comprai una serie cinese negli anni Ottanta a 250mila lire, poco meno di 150 euro. L’ho rivenduta a dei cinesi a 8mila euro. E vi ricordate quelle merendine che regalavano francobolli di tutto il mondo? Be’ tra quelli in regalo ce n’era uno cinese, ricercatissimo, che oggi vale 18mila euro».
Storie controcorrente di un’Italia dove anche per il tabaccaio dietro casa tenere francobolli nel cassetto è un peso per il costo che hanno e dove anche Lucio, forse oggi, sarebbe rassegnato.E non e canterebbe più “Caro amico ti scrivo...”. Che tristezza. —
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