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Modena, «Siamo fratelli», il vescovo celebra la Messa dei popoli con gli stranieri

P.S.
Modena, «Siamo fratelli», il vescovo celebra la Messa dei popoli con gli stranieri

Sette comunità cattoliche in San Faustino con don Erio, le letture e le preghiere recitate in diverse lingue

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MODENA. «Siamo figli di un unico Padre e quindi tra noi siamo fratelli, abitiamo nella stessa casa, condividiamo le risorse. Quando tra i cristiani prevalgono rivalità e divisione, quando la lingua materna, il Paese di nascita contano più dell'unico battesimo, è il cuore stesso di Dio ad essere ferito. Preghiamo che non accada mai».

È questo il cuore e la conclusione dell’omelia del vescovo di Modena-Nonantola, don Erio Castellucci, all’Epifania dei popoli, la messa celebrata ieri pomeriggio in San Faustino a Modena con la presenza di oltre 400 fedeli tra cattolici di diverse comunità straniere e tanti italiani provenienti da diverse parrocchie.

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Il vescovo ha dunque richiamato con forza il fatto che il comune battesimo dei cristiani “vince” sulle differenze. L’Epifania dei popoli ha preso il posto della tradizionale Messa dei popoli, che si svolge in occasione della giornata mondiale del migrante e del rifugiato che è stata spostata, da metà gennaio a fine settembre. Nonostante questo cambiamento di data, le comunità cattoliche provenienti da diversi paesi e integrati a Modena hanno chiesto a Migrantes, Caritas, Missio Modena e alla Pastorale sociale e del lavoro (gli uffici diocesani organizzatori) di mantenere il momento a metà gennaio.

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Sono sette le comunità cattoliche di stranieri in diocesi: filippina, srilankese, polacca, africana anglofona (ghanesi e nigeriani in particolare), africana francofona (in larga parte camerunensi), ucraini di rito greco e latino americani (in particolare peruviani). Erano presenti insieme al direttore dell’ufficio diocesano Migrantes, don Stefano Andreotti, che ha introdotto la celebrazione presieduta dal vescovo.

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Don Erio ha spiegato: «La notizia più bella del Vangelo di oggi è che il battesimo ricevuto da Gesù è una profezia del nostro battesimo, celebrato nel nome della Trinità. Quando il nostro nome è stato pronunciato nel momento del battesimo, siamo entrati nello “stato di famiglia” di Dio: Lui ci ha accolto nella sua casa. Anzi, come è accaduto per il battesimo di Gesù, anche con il nostro battesimo Dio arricchisce la sua “carta d'identità”: oltre ad essere il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Padre di Gesù diventa anche il Padre di ognuno di noi. La carta d'identità di Dio è lunghissima, non finisce più: porta incisi tutti i nostri nomi. E su ciascuno di noi il Padre dice: “Tu sei il figlio mio, l'amato”. La tentazione più grande della nostra vita è quella di considerarci meno che figli; è quella di pensare che, siccome tante volte sbagliamo, il Padre ci cancelli dal suo “stato di famiglia” e dalla sua “carta d'identità”. Invece Gesù si è messo in fila con i peccatori, con noi, proprio perché il Padre ci raccolga tutti, ci registri tutti nell'anagrafe del suo cuore. La gioia vera va posta all'origine, va ricondotta al cuore stesso di Dio, alla sua anagrafe, là dove ha scritto i nostri nomi con un inchiostro che non si cancella più. Da questo nasce la fraternità».

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La celebrazione è stata, come sempre, molto animata e particolarmente ricca di segni e di colori: le letture sono state proclamate in diverse lingue, così pure come le preghiere dei fedeli, mentre all’offertorio sono stati portati all’altare segni e prodotti tipici dei diversi paesi.

A concelebrare, insieme al vescovo e a don Andreotti, anche i cappellani di alcune delle comunità straniere presenti in San Faustino. —

P.S.


 

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