Premiati gli Alpini soccorritori del Vajont
Riconoscimento per Pietro Ugolini e Bruno Ferrari Furono tra i primi ad arrivare sul luogo del disastro
I due angeli fananesi del Vajont ora hanno il riconoscimento dovuto per il soccorso prestato fino allo stremo delle forze a Longarone, dove ci furono 1450 delle 1917 vittime, subito dopo la catastrofe del 9 ottobre 1963.
Sono gli Alpini Pietro Ugolini di Canevare e Bruno Ferrari di Trentino, che ieri hanno ricevuto pubblici onori in una cerimonia molto sentita (organizzata dal capogruppo Giampietro Giambi) per cui hanno assolutamente voluto esserci il presidente nazionale Sebastiano Favero, il presidente emerito Beppe Parazzini, un nutrito gruppo di penne nere di Modena e Belluno, poi l’ex senatore Carlo Giovanardi, il sindaco di Longarone Roberto Padrin, il collega di Fanano Stefano Muzzarelli, carabinieri, polizia locale e vigili del fuoco.
Dopo l’alzabandiera delle 10, subito un momento forte con la sfilata per le vie del paese fino al cimitero per deporre fiori sulla tomba della famiglia Ciocci, che venne sterminata dalla tragedia: morirono Riccardo, che a Longarone lavorava come veterinario, sua moglie Ena Tavoni e i figli Antonio e Pier Paolo. Poi la messa celebrata da don Michele (alla presenza delle spoglie della venerabile suor Maria Diomira, 1708-1768) e il conferimento delle medaglie.
«Siamo qui per chiudere un cerchio - ha detto Favero - e manifestare tutta la riconoscenza dovuta a Pietro e Bruno, che durante il loro periodo di leva furono chiamati all’improvviso con gli altri Alpini a soccorrere quella povera gente. È stato il primo impiego massiccio del nostro Corpo dopo la guerra in un’emergenza civile, e fu una prova tremenda: grazie, grazie ancora per quello che avete fatto». «Nel ringraziare voi, vogliamo ringraziare anche tutto il mondo del volontariato di oggi» ha precisato il sindaco Muzzarelli. «È stata una storia di dolore, ma anche di straordinaria solidarietà» ha notato Padrin. «Ricordo ancora l’allarme in caserma nel cuore della notte - ha sottolineato Bruno - poi l’arrivo là dove il bosco sembrava terra arata, la strada sparita sotto al fango, al posto delle case si vedevano le fondamenta... Siamo stati 60 giorni a recuperare corpi. Questa medaglia è meravigliosa, ma rimanda anche a quei momenti». «Con la mia squadra la mattina riuscimmo a tirare fuori una ragazza ancora viva, la ricordo benissimo - ha raccontato Pietro - aveva 16 anni, si chiamava Luciana». «Siete andati lì per dovere, avete trovato l’orrore, vi ha sorretto l’amore» ha chiosato Parazzini. —
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