Castelnuovo “Caporali” e stipendi non pagati Vertenza SiCobas in Alcar Uno
Un nuovo cambio di appalto tra cooperative lascia gli addetti senza certezze Il sindacato al prefetto: «Intimidazioni ai lavoratori e parte di retribuzioni in nero»
CASTELNUOVO. Polizia, carabinieri e municipale hanno tenuto a lungo sotto controllo il picchetto dei SiCobas davanti alla prefettura di Modena. Una trentina di manifestanti ha infatti voluto portare sul tavolo istituzionale più importante della provincia l’ennesima vertenza che riguarda il distretto carni e coinvolge nuovamente Alcar Uno, azienda della famiglia Levoni. . Le rivendicazioni degli addetti sono numerose e affondono le radici nella primavera 2018 quando la coop Planet, che lavorava in appalto, interrompe i rapporti con Alcar Uno e va in liquidazione. I lavoratori vengono assorbiti nella coop 3T e in Sapiens Agenzia per il lavoro, ma non ricevono né lo stipendio di aprile e neppure il Tfr. Si apre una trattativa per ottenere, in solido, da Alcar Uno quei soldi, chiedendo a 3T di adeguare il contratto degli addetti alla macellazione. Si registra anche uno sciopero che arriva in concomitanza con la scadenza del contratto di appalto e che lascia di fatto nel limbo una trentina di persone.
«La coop ha disdettato l’appalto con il quale gestisce due nastri per conto dell’azienda Levoni - scrivono i SiCobas - Ne segue una trattativa convulsa che per tre giorni vede i lavoratori 3T restare privi di destinazione lavorativa e restano sospesi con i cartellini non più abilitati all’ingresso. Il 5 novembre ci viene comunicato che i lavoratori riprenderanno presso Levoni, ma che c’è stata una variazione perché l’appalto prevede solo la gestione di un nastro». Ad alcuni addetti viene proposta un minimo incentivo all’esodo oppure il trasferimento a Cremona.
«Siamo di fronte alla cessione di ramo d’azienda senza le procedure contrattualmente previste - incalza il sindacato - in favore di Steer Disosso, che però non assorbe i lavoratori».
E nel documento presentato alla prefettura i SiCobas riservano un capitolo proprio alla società mantovana e ad un responsabile autore di “vessazioni” e “provocazioni” verso alcuni degli addetti riassunti. Il sindacato parla addirittura di orari di lavoro non rispettati, di misure di sicurezza e prevenzione inadeguate, e denuncia i pagamenti degli stipendi in parte in nero “attraverso un doppio bonifico bancario di circa 400-600 euro”.
Al vice-prefetto Bruno Scognamillo i delegati raccontano anche dell’arbitrio dei “caporali che maltrattano i lavoratori con modi brutali e senza rispetto”.
Annunciando l’apertura dello stato di agitazione, l’ultima stoccata è riservata alla proprietà di Alcar Uno che “ha trovato giovamento e crescita dei margini di profitto in un sistema di appalto al ribasso”. —
F.D.
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