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Modena, un bambino di 3mila anni fa la “star” al Palazzo dei Musei

Stefano Luppi
Modena, un bambino di 3mila anni fa la “star” al Palazzo dei Musei

Oltre alla mummia egizia giunta in città nell’700 anche coccodrilli imbalsamati. I reperti sono legati ad antiche collezioni ducali estensi e a donazioni di privati

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MODENA. Una mummia di bambino di epoca egizia, con almeno tremila anni di età, giunta al museo archeologico a fine Ottocento, è la prossima “star” di Palazzo dei Musei insieme a tre piccoli coccodrilli imbalsamati arrivati direttamente dall’Egitto nel 1882. Il pubblico vedrà, in particolare, il piccolo sarcofago e lo scheletro bendato all’interno in una mostra a lungo termine organizzata dal 16 febbraio prossimo al 7 giugno 2020 ai Musei civici.

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Non solo. In precedenza i visitatori, dal 5 all’8 febbraio, avranno la possibilità di assistere “in diretta” al suo restauro da parte dell’esperta Cinzia Oliva che opererà nelle sale museali. E anche sui social non mancheranno informazioni visto che il bambino mummificato verrà illustrato sul profilo Instagram #mummiamo dove verranno aggregate immagini e contenuti. Questa mummia e alcuni altri reperti, stando ai documenti, provengono dalla “Regia Università di Modena” anche se la loro presenza in città sembra essere legata alle più antiche collezioni ducali estensi. Alcuni di questi storici oggetti, infatti, fin dal 1669 risultano essere presenti nella “Ducal Galleria Estense” di Palazzo Ducale mentre la mummia del bambino spunta in un più tardo elenco del 1751. Del progetto di restauro e delle analisi del sarcofago - sono in corso quelle della datazione al Carbonio14 che dovranno stabilire l’esatta età del reperto - si sta occupando Daniela Picchi, responsabile della sezione egiziana dell’Archeologico di Bologna: l’esperta, insieme alla direttrice dei Civici Francesca Piccinini e alla funzionaria Cristiana Zanasi, sta inoltre organizzando una presentazione dei risultati diagnostici prevista il 9 e 10 febbraio al Teatro anatomico di Unimore in via Berengario.

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La collezione egizia, comprensiva di poco meno di cento pezzi, il pubblico non l’ha mai vista perché la raccolta dei musei civici non è esposta da molti decenni. Dopo la sua costituzione, a partire dal 1875 a pochi anni dalla fondazione del museo di Carlo Boni, è stata pressoché invisibile o esposta sono per singoli reperti.

«La storia della formazione della raccolta egizia - spiegano le curatrici - non è stata più incrementata dal 1906 e rappresenta un'interessante chiave di lettura museografica del tardo XIX secolo e delle modalità di acquisizione dei reperti attraverso acquisti, donazioni e scambi”. Le prime donazioni egizie, effettuate da cittadini modenesi tra cui Boni, il marchese Giuseppe Campori e l'astronomo Pietro Tacchini, risalgono appunto al 1875 e in parte avvennero direttamente “sul campo». Tacchini, infatti, nel 1882, si reca in Egitto per osservare un'eclissi di sole dove riceve mummia e coccodrilli mentre altri lavori arrivano dal vecchio antiquario francese Charles Le Beuf che centoventi anni fa era noto anche per spacciare bufale al posto di reperti originali.

La raccolta egizia comprende anche altro, tra cui statuette “ushabti” di Nuovo Regno (1539-1070 a.C) ed Epoca Tarda (664-332 a.C.), sei bellissimi vasi canopi, amuleti, bronzetti, terracotte e un grande scarabeo del sovrano Amenhotep III (1388-1351 a.C. che celebra la sua sposa “Ty”. —


 

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