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Modena, smog, da inizio anno emergenza no stop «Gennaio e febbraio i mesi più difficili»

Giovanni Balugani
Modena, smog, da inizio anno emergenza no stop «Gennaio e febbraio i mesi più difficili»

Carla Barbieri (Arpae): «Le condizioni meteo sono avverse» Ecco come si rilevano le polveri nella stazione di via Giardini

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MODENA. «Questo è quello che respiriamo». La dottoressa Carla Barbieri di Arpae ha in mano due filtri: uno candido, l’altro nero a causa dello smog assorbito all’interno della stazione di monitoraggio di via Giardini. E dai macchinari estrae tanti altri dischetti di diverse tonalità di nero, a seconda del grado di Pm10 rilevato.

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Siamo nel cortile delle scuole medie Guidotti. Passando da via Giardini si nota, proprio sotto il ponte pedonale, un prefabbricato blu di piccole dimensioni. È lì che Arpae ha installato una delle stazioni di rilevamento dell’aria a Modena: «Questo è un impianto da traffico e ha l’obiettivo di misurare i picchi della città, mentre quello del parco Ferrari è detto di fondo urbano. Lo scopo della stazione di via Giardini è simulare le condizioni critiche quindi lungo le strade ad alto volume di traffico: qui ogni giorno in media transitano 30mila veicoli. Ha strumentazioni complete: analizza le polveri, gli ossidi di azoto, monossido di carbonio e benzene. Funziona in automatico, senza operatore 365 giorni l’anno e 24 ore su 24. Gli strumenti sono collegati a un acquisitore di cabina che viene interrogato dal centro di elaborazione una volta all’ora e scarica i dati. Nello specifico l’aria viene campionata su un filtro in fibra di vetro che viene controllato dopo 24 ore da un detector a inizio e a fine campionamento. Infine viene quantificata la quota delle polveri tramite un algoritmo».

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È in base ai risultati emessi da questa stazione e dalle altre sparse nella provincia (in tutto sono 9 nel Modenese) che scattano le misure emergenziali, che sono attive senza sosta dal primo giorno dell’anno. Un’emergenza no-stop iniziata dal 31 dicembre: «Come sempre - precisa Barbieri - gennaio e febbraio sono i mesi peggiori per la qualità dell’aria. Le condizioni atmosferiche abituali di questo periodo creano accumulo di agenti inquinanti. Di solito sono l’assenza di vento, la stabilità, l’inversione termica: ciò fa sì che si crei una cappa che a sua volta provoca un concentramento dello smog, che aumenta di giorno in giorno. Al contrario vento, pioggia, neve e a volte la nebbia, quando è molto “pesante”, creano un abbattimento delle polveri».

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E le temperature basse inducono l’innalzamento dei riscaldamenti domestici: «È un altro fattore che incide, soprattutto quelli a biomassa che da quest’anno, in tutti i Comuni al di sotto dei 300 metri di altitudine, è vietata se non con impianti con classe ambientale superiore a 1 stella. Nei periodi di allerta il divieto è assoluto». L’inizio del 2019 arriva dopo un 2018 buono, in cui in via Giardini gli sforamenti di Pm10 erano stati 32 in meno rispetto al 2017: «Tuttavia eravamo consapevoli che gennaio e febbraio sarebbero stati mesi difficili. Ora speriamo nel meteo: già domani dovrebbe arrivare una perturbazione e la situazione potrebbe migliorare». —




 

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