Ciclista ucciso: camionista indagato per omicidio e fuga
La polizia stradale individua l’autotreno grazie a un appostamento in via Emilia Est e arriva a Bergamo: trovate tracce. L’autista 56enne: non mi sono accorto dell’urto
Quando gli agenti della polizia stradale hanno esaminato l’autotreno-cisterna sospetto, hanno trovato sul rimorchio posteriore evidenti tracce di un incidente con una bicicletta e anche tracce biologiche, ora consegnate al laboratorio della Scientifica. Queste tracce dovrebbero indicare che sono quelle del ciclista investito e ucciso. La vicenda della morte di Mourad Taous, il marocchino 46enne residente in città urtato in via Emilia Est da un mezzo pesante poi allontanatosi, pare aver trovato la soluzione. Gli agenti della polizia stradale di Modena comandati dal dottor Enrico Tassi sono arrivati a identificare il probabile autore dell’incidente: è P.I., un camionista bergamasco di 56 anni. Un professionista del volante che non ha mai avuto gravi problemi e che quasi certamente non si è neppure accorto di cosa aveva combinato a Modena venerdì scorso alle 7 di mattina. Proprio perché le tracce erano ancora in vista sul rimorchio e per l’atteggiamento di sorpresa iniziale al racconto degli agenti, il pm Lucia De Santis non ha fatto richieste cautelari. Ha invece disposto l’immediato sequestro dell’autotreno usato per la consegna di venerdì a San Cesario. L’autista è indagato per omicidio stradale e fuga.
Ma come si è arrivati a identificare il camionista bergamasco? Dopo il ritrovamento del povero Taous e della sua mountain bike rovinata - la usava ogni mattina per andare al lavoro da Modena a San Cesario - è iniziato un controllo a tappeto lungo la via Emilia per trovare testimoni e immagini di videocamere. Ipotizzando che fosse stato investito da un tir pirata, la stradale si è focalizzata sulle immagini che indicavano un autotreno di passaggio nell’ora in cui- in base ad alcuni calcoli della velocità della bici - era passato l’operaio. Tra questi mezzi c’era un’autocistena. L’intuizione del comandante Tassi, avallata dal pm De Santis, è stata di posizionare lunedì scorso alla stessa ora di mattina degli agenti lungo la via Emilia Est tra Modena Est e il Ponte di Sant’Ambrogio per controllare i mezzi pesanti di passaggio: forse si trattava forse di un tir che faceva una consegna quotidiana. E infatti è passata un’autocisterna uguale a quella vista nelle immagini della telecamera. L’autista fermato ha spiegato che stava consegnando un carico di calce a una ditta di San Cesario.
Ha risposto che venerdì mattina non era lui l’autista di turno. Una volta indicata l’azienda bergamasca per la quale lavorava e, dopo il via libera della Procura, la polizia stradale è andata nella città lombarda a cercare una risposta.
Gli agenti si sono presentati all’alba di martedì ai cancelli della dita bergamasca. Spiegato il motivo e cosa cercavano, i dipendenti hanno indicato nel capannone l’autotreno che venerdì mattina era in sevizio a Modena per la consegna. Durante un controllo, sul rimorchio posteriore sono stati trovati chiari segni che riconducevano all’incidente mortale. Tracce di una bicicletta e tracce biologiche forse - ma lo diranno le analisi di laboratorio - sono proprio di Taous. Il passo successivo è stato recarsi a casa dell’autista di turno, un 56enne del luogo. L’uomo, che si stava preparando per entrare in servizio, è rimasto stupito al racconto della polizia. Pareva, come ha raccontato il comandante Tassi, che non sapesse proprio nulla. Come ha precisato il procuratore capo Lucia Musti, «la Procura non ha ritenuto di disporre il fermo dell’indagato in quanto una prima ricostruzione della dinamica del sinistro induce a ritenere che il predetto non si fosse avveduto dell’avvenuto investimento del ciclista; inoltre, il curriculum lavorativo e l’avvenuta acquisizione, seppur a distanza di giorni, di elementi probatori genuini, hanno sconsigliato l’adozione di provvedimenti restrittivi della libertà personale”». —
C.G.
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