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Rapinatori violenti Arrestato il terzo Guidava l’auto usata dalla moglie

Francesco Dondi
Rapinatori violenti Arrestato il terzo Guidava l’auto usata dalla moglie

I carabinieri di Carpi fermano il 53enne Giuseppe Diana Decisive le chiamate ad alcuni parenti e carta d’identità falsa

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Era l’inizio di ottobre quando i carabinieri di Carpi, insieme ai colleghi di Cavezzo, Medolla e San Prospero, arrestavano il 46enne Giovanni Flagiello e il 29enne Luca Aprea. Erano i primi due rapinatori del commando che nel giro di una settimana aveva colpito al distributore “Metanauto” di Medolla e all’Eurospin di Cavezzo. In entrambe le occasioni avevano agito in modo violento, picchiando il benzinaio e tenendo sotto la minaccia di pistola e cutter i dipendenti del discount. Ma con loro aveva agito un terzo bandito, che per mesi è stato latitante o meglio i carabinieri, guidati dal capitano Alessandro Iacovelli, hanno dovuto meticolosamente risalire alla sua identità. Ma nei giorni scorsi è finito in manette il 53enne Giuseppe Diana, pluripregiudicato anche per reati legati alla criminalità organizzata e con diversi contatti familiari tra Modenese e Ferrarese. I militari sono andati a San Cipriano d’Aversa per bloccarlo, chiudendo così il cerchio sulle due violente rapine estive.

Ma se per arrestare Flagiello e Aprea erano state decisive alcune impronte digitali trovate sul manico di un cutter e sulle auto usate per i colpi oltre che un tatuaggio raffigurante Gesù con una pistola immortalato dalle telecamere del Comune di Cavezzo, per risalire a Diana il lavoro degli investigatori, coordinati dai pubblici ministeri Lucia De Santis e Katia Marino, è stato ancora più complesso. Ma l’abnegazione è risultata determinante grazie a tre dettagli investigativi. Nella rapina di Medolla una telecamera di videosorveglianza privata aveva immortalato il passaggio di una Fiat Punto: un mezzo di proprietà di un’agenzia di noleggio, ma in quel frangente in uso alla moglie di Diana.

Vengono inoltre annotate diverse chiamate tra il cellulare in uso e Flagiello e un’utenza telefonica particolare. L’intestatario, raggiunto dai carabinieri, si dice estraneo alla faccenda, ammettendo di aver consegnato da tempo in Comune la carta d’identità utilizzata per attivare il numero telefonico. Eppure quel documento riporta la foto che risulterà essere del 53enne rapinatore, che evidentemente se ne era impossessato per farla propria.

E le telefonate fatte con quell’utenza dallo stesso Diana lo collocano in Emilia nei frangenti delle rapine come dimostrano anche le celle telefoniche agganciate. Chiama infatti diversi parenti residenti nella Bassa ed è sempre lui, stando all’accusa, a guidare la Fiat Punto che fa la spola tra il Napoletano e il Modenese in occasione delle due rapine. Un quadro indiziario che appare solido e delineato tanto che il giudice delle indagini preliminari, dottoressa Paola Losavio, accoglie la richiesta della Procura e dispone la custodia cautelare in carcere per Diana, ora accusato di rapina aggravata e continuata, lesioni personali gravi e ricettazione per le auto rubate. —

Francesco Dondi



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