Tossicomane pestato a Modena: l’aggressore 24enne patteggia quattro anni
Il giovane era accusato di tentato omicidio: sferrò il pugno che diede via al massacro, la vittima rimase a lungo in coma
MODENA. È stato il primo a picchiarlo: ha tirato il pugno che ha fatto cadere il tossicomane 33enne. Subito dopo, tramortito, è stato colpito e massacrato dal branco. Per questo il 24enne marocchino era accusato di tentato omicidio: la sua vittima era caduta in coma ed era così malconcia che, operata, è rimasta a lungo ricoverata in ospedale, mentre i suoi aggressori la credevano morta. E ieri davanti al giudice il 24enne ha patteggiato 4 anni di carcere per tentato omicidio. È il primo del branco a venir giudicato: gli altre tre sono un suo coetaneo italiano residente a Modena e un 22enne accusato di calunnia per aver messo in atto, secondo i carabinieri del Nucleo Investigativo, un vero e proprio depistaggio per coprire i suoi amici. Per le loro due posizioni ieri mattina il giudice ha fissato una udienza preliminare per il 10 aprile: il primo dei due imputati rischia un processo sempre per tentato omicidio.
La vicenda scosse l’opinione pubblica modenese. Era il luglio 2016 quando nel cuore della notte in via Panni venne trovato un corpo martoriato di un uomo in coma. Non si sapeva nulla e nulla si è saputo per circa dieci mesi quando i carabinieri hanno dato una svolta alle indagini ricostruendo l’accaduto. Il procuratore Lucia Musti rivolse anche un appello pubblico: chi sapeva qualcosa, si poteva fare avanti.
L’uomo ridotto quasi in fin di vita e in stato comatoso da calci e pugni, si scoprì, era un 33enne tossicomane. Ad aggredirlo erano stati dei giovani in parte modenesi e in parte stranieri che si erano ritrovati alla Sagra di Saliceta San Giuliano. Non è chiaro cosa sia accaduto tra loro e il 33enne; forse tutto è nato da un apprezzamento volgare a una loro amica. Fatto sta che il giovane di origini marocchine che ha patteggiato ieri gli ha sferrato un terribile pugno in faccia che lo ha steso gettandolo a terra. Poi è iniziato il pestaggio a forza di calci. Secondo gli investigatori, l’intenzione era proprio di ucciderlo. Il fatto che sia stato trovato in fin di vita e in coma è dovuto solo al fatto che è stato buttato in via Panni con la convinzione che fosse morto. In effetti, le sue condizioni erano disperate. I medici dell’ospedale hanno dovuto addirittura sottoporlo a un intervento a scatola cranica aperta. —
C.G.
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