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Viaggio tra le rovine innevate di Chernobyl Il lungo abbraccio a nonna Baba Maria

Daniele Montanari
Viaggio tra le rovine innevate di Chernobyl Il lungo abbraccio a nonna Baba Maria

La fotografa Francesca Gorzanelli da anni organizza spedizioni nell’area contaminata dal disastro nucleare

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A Chernobyl per portare doni natalizi a una vecchietta che vive nella zona di esclusione, rimasta sola. Il decimo viaggio nello scenario devastato dal disastro nucleare del 26 aprile 1986 è stato molto speciale per la fotografa serramazzonese Francesca Gorzanelli, unica guida italiana che organizza spedizioni in quell’area.

In collaborazione con l’associazione “Serra per il Mondo” (che per Natale ha organizzato una raccolta fondi per l’acquisto di beni di prima necessità), il viaggio è infatti servito regalare un momento di calore familiare alla 76enne Baba Maria, una dei “samosely”, i contadini abbandonati che vivono nella campagna contaminata attorno a Pripyat (la città vera del disastro, evacuata da allora).

Francesca ha organizzato tutto per essere là il 6 gennaio, vigilia di Natale per gli ortodossi slavi. Con lei, un gruppo di sette persone di cui due modenesi (il giornalaio di Sorbara Marco Righi e un altro giovane di Pozza) quattro toscane e una di Padova. Sono volati a Kiev e poi da lì con un pulmino privato hanno fatto i 150 chilometri fino all’ultimo checkpoint, da dove si è aperto uno scenario molto complicato per arrivare a Kupovate.

«Era nevicato molto – racconta Francesca – gli ultimi 20 chilometri li abbiamo fatti su neve non battuta su una strada dove era impossibile fare inversione: potevamo restare bloccati. Nel finale il gruppo è dovuto scendere a spalare: neve alle ginocchia. Ma ormai eravamo vicini e a piedi siamo arrivati da Baba Maria: è stata un’accoglienza commovente».

Conosciuta nei precedenti viaggi, la nonnina infatti era rimasta vedova a ottobre, e stava trascorrendo sola la vigilia. I suoi figli infatti erano a Kiev, perché con la crisi che c’è in Ucraina (stipendi da 150 euro al mese) non potevano sostenere i costi del viaggio.

«Ci ha abbracciato e invitato subito alla sua tavola: aveva cucinato un’ottima zuppa di patate e funghi, il tradizionale orzo e un particolare pollo in gelatina tirato fuori da un comodino. Ognuno di noi le ha portato un dono, che ha aperto con l’eccitazione di una bambina: occhiali da lettura e da sole per non farle più lacrimare gli occhi d’estate nell’orto sotto il sole cocente, una pallina natalizia illuminata, scialli, cioccolato e soprattutto cibo non contaminato e medicinali acquistati con i fondi raccolti da “Serra per il Mondo”. Voglio ringraziare tutti i compagni di viaggio e le persone che ci hanno aiutato: abbiamo reso indimenticabile la vigilia di Natale di questa dolcissima babushka».

NEVE: NIENTE RADIAZIONI

Il gruppo ha poi potuto visitare la città fantasma di Pripyat come mai prima: «Le guide ci hanno permesso di camminare a piacimento per cinque ore – continua Francesca – probabilmente per il fatto che la neve al suolo bloccava le radiazioni: abbiamo usato i giochi del parco, scovato un busto di Lenin. I viaggi qui sono sempre stati speciali per me, perché portano in uno spazio fuori dal tempo dove l’uomo, con le sue frenesie, non c’è più e la natura ha ripreso il sopravvento. Ma mai l’esperienza era stata così intensa. E per tutto il gruppo, perché tutti hanno chiesto di tornare».

Prossimo viaggio (sotto il patrocinio sempre del Club Unesco Modena) il 2-5 marzo (per info www.francescagorzanelli.it e pagina Fb “Diario di un viaggio a Chernobyl”), poi il 27 aprile si torna da Baba Maria, con altri aiuti, per la vigilia della Pasqua ortodossa. —



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