«Cpl saccheggiata da una vera banda: condannate Casari»
Le requisitorie di Niccolini e Mazzei su corruzioni e fondi neri Undici ore di accuse. L’ex patron: «Ma la partita non è finita»
CONCORDIA. Un «patto criminale ai danni della Cpl, saccheggiata e parassitata” da un gruppo ristretto di persone che hanno “rubato i soldi”...». Perché la «Cpl è un’azienda sana dove lavorano persone oneste che faticano a guadagnare i mille, duemila euro al mese». Dipendenti e soci che hanno assistito perplessi al via vai di personaggi come Francesco Simone, quello che «vedo persone, faccio cose». L’amico di Bobo Craxi, l’uomo cui il gruppo ristretto, l’associazione a delinquere che operava all’interno dell’azienda, assegnava fondi e benefit da capogiro. Tanto che la struttura sana di Cpl faceva fatica ad assecondare ordini di pagamento così inspiegabili.
Soldi per le corruzioni (come a Ischia), «spariti in un enorme buco», in un «abuso di fiducia per quel capo che trovava mercati e spazi commerciali per l’azienda, ma al tempo stesso la saccheggiava...».
Insomma, l’associazione a delinquere, interna ma distinta dalla struttura di Cpl, c’era, e si occupava con quei complici di creare anche fondi neri.
Perché le spese giustificative presentate al tribunale da Simone, per spiegare dove fossero finiti tutti quei soldi «per non avere fatto niente», in realtà non spiegano nulla: presentate in fotocopia, scritte in arabo, mai tradotte neppure dal francese, riferite a periodi precedenti, relative a pagamenti che, a fare i conti traducendo dal dinaro tunisino all’euro, proprio non tornano. E senza riscontri testimoniali effettivi.
Sono stati di questo tenore gli interventi dei due sostituti procuratori Pasquale Mazzei e Marco Niccolini che, alternandosi in un crescendo di spiegazioni, dettagli, ricostruzioni tra la logica e i documenti, ieri hanno chiesto la condanna degli imputati “modenesi” di un processo che, partito in sordina e contro ogni pronostico viste le assoluzioni (in primo grado) nel parallelo processo di Napoli (quello ai “corrotti” di Ischia...), sembrava destinato al nulla. Undici ore intense di requisitorie, concluse ieri sera con le richieste formulate da Niccolini: cinque anni per Casari, due per Rinaldi, cui la Procura però ha abbuonato l’associazione a delinquere.
La prossima settimana toccherà alla parte civile: Cpl, che da una parte (in base alla normativa sulle responsabilità) è imputata, ma dall’altra è vittima. Poi alle difese. E Casari? Presente, come sempre. E l’ha presa con disappunto: «Ma la partita - ha detto - finisce quando l’arbitro fischia la fine». —
Alberto Setti
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