Commissariato: il ministero ordina di ridurre la spesa
Il progetto della nuova sede Il segretario nazionale Sap e quello regionale del Siulp sollecitano il capo della polizia ma ad aprile scade l’accordo
MIRANDOLA. «Il ministero ha finalmente preso atto della lettera unitaria che i sindacati avevano inviato a dicembre rivolgendosi direttamente al Ministro Salvini, per sbloccare la situazione. Ne è scaturita dapprima una richiesta al Demanio, che però ha declinato ogni impegno di spesa, poi una indicazione precisa all’Ufficio Tecnico Logistico di Milano, perché esamini le spese, circa 1,6 milioni, che spetterebbero alla nostra amministrazione e, laddove possibile, valuti come ridurle». Così Roberto Butelli, segretario regionale del Siulp, il sindacato di polizia che da tempo segue la vicenda del nuovo commissariato. Come noto, dopo tante altre ipotesi scartate, per dare una nuova sede alla Polizia di Stato e alla Polizia Stradale, il Comune si è concentrato sulle ex scuole Cattaneo ed ex Gil (edificio di epoca fascista). Nei primi conteggi si pensava che, oltre ai fondi per la ristrutturazione ex sisma, si dovessero aggiungere giusto 200mila euro, per le dotazioni tecniche della polizia. E invece, tra le voci bocciate dalla Regione, quelle imposte dalla Soprintendenza e una più attenta valutazione dei costi tecnici, oggi si tratta di sborsare 1,6 milioni. Il tutto mentre a fine aprile scade la convenzione tra Ministero e Comune per la destinazione dell’ex Gil.
Qualche spiraglio insomma c’è, anche se l’unica ipotesi percorribile sarà stralciare dal progetto i garages sotterranei, riparando su una tettoia o una struttura leggera.
Ieri intanto a Mirandola è arrivato anche Stefano Paoloni, segretario nazionale dell’altro sindacato di polizia, il Sap, che in provincia conta un centinaio di iscritti. Accompagnato dal segretario provinciale Ottorino Orfello e da alcuni colleghi, Paoloni ha voluto sincerarsi della situazione. «Inacettabile che a 7 anni dal sisma i colleghi di Mirandola siano costretti a lavorare in appartamento, tra un orefice, un dentista e altre famiglie... Un conto è l’emergenza, ma così non ci sono condizioni minime di sicurezza e di privacy. Scriveremo al capo della polizia Gabrielli e vigileremo perché questa situazione si sblocchi effettivamente, prima che sia tardi». —
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