“Mucca pazza”, a Modena si sperimenta il nanofarmaco
Gruppo di ricerca dell’università sta mettendo a punto un sistema per curare la sindrome di Creutzfeldt-Jakob e fermare la degenerazione cellulare nel cervello
Il morbo della “mucca pazza” fa meno paura ora che a Modena è stato trovato un farmaco molto promettente, in fase di sperimentazione sugli animali. Grazie a un finanziamento internazionale di 50 mila euro, i ricercatori universitari del Te.Far.Ti, specializzato in tecnologie farmaceutiche, hanno messo a punto un nanofarmaco molto promettente.
«In questi casi gli entusiasmi sono facili, ma noi dobbiamo procedere un passo alla volta - puntualizza il prof. Giovanni Tosi, che nei laboratori di via Campi coordina il lavoro di sette persone e la cooperazione quotidiana con l’Istituto Mario Negri di Milano - A maggior ragione la cautela è dovuta per una malattia, come la sindrome di Creutzfeldt - Jakob per cui non è possibile una diagnosi preventiva né, finora, era disponibile un farmaco in grado di curarla».
Il salto in avanti del laboratorio modenese ha permesso di superare un dislivello sinora inespugnabile, la barriera emato-encefalica. Grazie a una speciale iniezione endovenosa con nanofarmaci, le sostanze chimiche raggiungono il cervello e combattono le degenerazioni cellulari. Questo almeno è lo schema d’azione terapeutica che il laboratorio modenese sta portando avanti.
Una struttura d’eccellenza, come si usa dire oggi, quella dal nostro ateneo all’interno della facoltà di Scienze della Vita. E il riconoscimento arrivato dalla Creutzfeldt - Jakob Disease Foundation ha per Modena un valore doppio. «Ci sentiamo molto responsabili per questa ricerca - aggiunge il prof. Tosi - I soldi della fondazione arrivano in buona parte dai parenti delle vittime che si tassano ogni anno, donano i loro risparmi, per ricordare i loro cari e aiutano la ricerca a fare passi in avanti . C’è un valore etico, oltre la responsabilità scientifica. Noi siamo specializzati nel trasportare, per così dire, i farmaci nel sistema nervoso centrale, ma siamo solo ai primi passaggi di un lavoro che durerà ancora diversi anni. Abbiamo buone speranze e ora cominciamo a vedere un orizzonte più ampio grazie ai risultati preclinicii in modelli animali».
C’è un cuore oltre le provette, verrebbe da dire, ma la tenacia che da quindici anni contraddistingue il lavoro del team ha radici profonde.
Il Te.Far.Ti è uno dei tre laboratori di ricerca in Italia in grado di muoversi in questo campo ed è in prima fila tra i migliori venti a livello mondiale che sono all’avanguardia nel settore.
L’equipe di lavoro ha un organico essenziale. Il prof. Tosi è affiancato dai colleghi Barbara Ruozi, Maria Angela Vandelli, Flavio Forni e da quattro giovani borsiste; tutti insieme fanno parte della piattaforma di ricerca sui nanofarmaci collegata con la più grande rete europea del settore. E questa maggiore visibilità dei risultati raggiunti ha permesso di ricevere consensi e fondi anche da altri Paesi della Ue.
Per il morbo della “mucca pazza” fino al 2001 si contavano 207 morti sicuramente diagnosticati, tra cui tre modenesi. —
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