Gazzetta di Modena

Modena

Chiusa nei magazzini comunali per 36 anni Torna la “Macchina Modenese” di Aldo Rossi

Stefano Luppi

L’installazione in legno di oltre quattro metri è stata realizzata dal noto architetto e sarà riassemblata ed esposta nelle prossime settimane 

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la storia



Chi c’era descrive la “Macchina Modenese” dell’archistar Aldo Rossi come un’opera importantissima ed imponente, alta quasi quanto la cupola della Palazzina Vigarani. Per tutti gli altri ha un grosso valore la scelta dell’amministrazione comunale di restaurare con 6mila euro, e poi restituire alla vista pubblica dopo decenni di oblio, l’opera di Rossi, autore a Modena anche del cimitero novecentesco di San Cataldo. Dall’estate 1983, ossia dall’epoca della mostra “Aldo Rossi. Opere recenti”, questo lavoro non si vedeva e da tempo giaceva completamente smontato nei magazzini comunali. Ora il colpo di scena: qualcuno deve avere pensato, con ragione anche se con un certo ritardo, che questa produzione meritasse di essere rivista in una città che di recente in ambito contemporaneo ha assommato alcuni problemi ed esposto artisti di difficile comprensione. E invece “Macchina modenese” è di estrema comprensione, soprattutto per chi magari ha già visto i lavori di questo architetto come appunto il monumento modenese o anche quello realizzato in ricordo del presidente della Repubblica Sandro Pertini che Rossi ha realizzato nel centro di Milano. Osservando l’opera modenese, che ripubblichiamo in attesa del restauro, si nota infatti nella parte retrostante la forma a cubo del cimitero mentre le altre parti richiamano esattamente quelle medesime figure geometriche che l’architetto prediligeva. E’ la stessa amministrazione comunale a spiegare in un documento pubblico quel che avverrà: «La Macchina Modenese realizzata dall'Architetto Aldo Rossi - si legge nella determina - è una installazione architettonica di grandi dimensioni realizzata nel 1983 con assi di legno da cantiere successivamente tinteggiate in due colori: giallo e rosso, coronata con bordature superiori in rame». Si descrivono anche le condizioni dell’opera: «Tale installazione, accessibile anche all'interno, attualmente ricoverata smontata in diverse parti presso i magazzini comunali, risulta lievemente danneggiata nel paramento ligneo e, oltre alla mancanza di alcune assi, il problema più evidente riguarda l'ossidazione del legno dovuta al lungo tempo trascorso: la coloritura è praticamente svanita e il rame si è ossidato. Ritenuto opportuno provvedere ad un intervento di manutenzione sulla prestigiosa installazione, per riportarla ad un ottimale stato di conservazione ed esporla alla cittadinanza in un luogo consono al suo valore».

Ancora non è dato sapere dove il Comune intende posizionare questo ampio e importante lavoro architettonico, ma forse la scelta giusta sarebbe proprio la palazzina Vigarani ai giardini pubblici. Ossia nella sede dove è nato e dove Luigi Ghirri lo fotografò molti anni fa. Entro poche settimane il restauro - affidato alla ditta DAF di Modena - sarà eseguito e comporterà i seguenti interventi: «La verifica della coesione delle varie parti nel loro riassemblaggio, la reintegrazione delle parti lignee mancanti, la scartavetratura totale degli elementi lignei all'interno e all'esterno della installazione per la preparazione alla successiva ridipintura con velature semitrasparenti, la ridipintura con i colori semitrasparenti in modo che restino in vista le venature del legno, una lucidatura delle bordature in rame che dovranno essere riportate all'originaria lucentezza».

Fu lo stesso Aldo Rossi - il primo architetto italiano a vincere nel 1990 il Premio Pritzker, il Nobel della professione - a parlare di questo lavoro ai tempi della mostra modenese: «La macchina modenese è un’architettura d’occasione, un’architettura trionfale ed è una costruzione analogica che rimanda ad altri progetti. Lo scambio delle parte conferisce all’insieme un nuovo significato. La torre, tolta dagli sfondi dei miei disegni, è questo elemento verticale: forse il ritorno di una torre del Filerete o una costruzione lombarda o ancora qualcosa di più esotico». —



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